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Coronavirus

Se la libertà uccide

Il governo ha prolungato lo stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021 così da fargli compiere un anno tondo. È scontato che sarà prorogato ancora visto che il trend dei contagi è in crescita e raggiungerà un massimo (vedremo se assoluto o relativo) proprio a gennaio, mese critico per le malattie a trasmissione influenzale e quindi anche per il Covid. Caso mai sarebbe stato luglio il mese giusto per la sospensione dello stato di emergenza e per il ritorno alla normalità: contagi in forte calo, decessi quasi azzerati, UE che con il Next Generation ragionava in termini di scampato pericolo, la proroga (definita, ai tempi, come “naturale” dal premier) era all’epoca poco spiegabile con valutazioni di pericolosità basate sui dati attuali e venne giustificata solo con il pericolo che in futuro la crescita dei casi riprendesse. Si ricordano, di quell’epoca, vaghi mormorii quirinalizi trasformatisi, pochi giorni fa, in un discorso di via libera basato sul ricordo dei defunti della scorsa primavera destinati a diventare, fra non molto, novelle icone del progressismo dopo i partigiani ed i deportati dei lager orami ridotti, causa età, ai minimi termini numerici.

È vero che le anticipazioni dei giorni scorsi lasciavano intravvedere uno scenario ancora più cupo con obblighi, divieti e limiti più simili a quelli della fase uno mentre invece tutto pare ridursi all’obbligo di indossare la mascherina anche all’esterno ma, pare di capire, solo in situazioni di vicinanza (1). Diciamolo chiaramente: la mascherina ha una sua efficacia sanitaria e, passati i mesi del caldo rovente, portarla non comporta fastidi eccessivi per cui si tratta di un adempimento tutto sommato utile e tollerabile. Tuttavia quello che dà fastidio è la logica che ispira il provvedimento. A parte la scarsa trasparenza delle norme, evidentemente ispirate come sempre alla metodologia dell’ibis redibis, la voglia di normare minuziosamente i comportamenti delle persone porta a risultati illogici: l’obbligo di tenere la mascherina in una strada non affollata contrasta logicamente con la possibilità accordata di togliersela in una classe scolastica con 20 persone stipate in 40 metri quadrati mentre non si capisce quale sia l’utilità di imporla per l’ingresso e l’uscita da locali pubblici in cui per la maggior parte del tempo la si toglie per mangiare e bere. E ancora di più inquieta il retropensiero politico illustrato da Conte nel suo discorso ad Assisi (trovo, fra l’altro, patetico che uno segua le orme del Papa con 24 ore di ritardo e che i religiosi locali si prestino a questo teatrino) e che inaugura un nuovo filone di contrapposizione della tutela della salute rispetto ad altre dimensioni della vita sociale. Se a primavera Conte aveva interpretato la vicenda in termini di scontro fra le ragioni della salute e quelle dell’economia, semplicisticamente identificate in quelle del profitto, adesso l’alternativa è fra salute e libertà individuali. Non soltanto ad Assisi il premier ha testualmente dichiarato che “Siamo ancora in piena pandemia e il costante aumento dei contagi in tutta Italia, seppur ancora sotto controllo, ci impone di tenere l’attenzione altissima e di continuare a essere molto prudenti” anche “rinunciando ad alcune libertà”, ma tutta la propaganda comunicazione degli ultimi giorni è stata ispirata al concetto di mettersi adesso la mascherina e sopportare qualche altra vessazione per evitarne di peggiori nel prossimo futuro. Di fatto le motivazioni che vengono proposte dalla comunicazione non attengono assolutamente all’efficacia sanitaria dell’oggetto, di cui dopo mesi si potrebbe anche cominciare ad avere qualche riscontro statistico (del tipo, usando la mascherina si sono evitati Xmila contagi), ma soltanto all’esistenza di sanzioni pesanti ed alla prospettiva di un altro restringimento delle libertà qualora i contagi dovessero ulteriormente aumentare a causa degli inadempimenti dei cittadini, dato peraltro scontato perché andiamo verso la stagione fredda, perché un fisiologico 5% di violazioni c’era anche durante il lockdown, perché se anche tutti la portassero non ci sarebbe mai la dimostrazione assoluta che questo è effettivamente avvenuto e perché tutta la strategia governativa è volta alla ricerca di positivi di fatto sani visto che il grosso dei tamponi viene effettuato per tracciamento (si può cominciare a dire “rastrellamento”?) e non per sospetto diagnostico: sarà un caso che proprio ieri si siano fatti 125.000 tamponi, quasi il record giornaliero, per sparare in TV la cifrona di 3.700 positivi senza dire che il tasso di positività era sceso, rispetto al giorno prima, dal 3,75% al 2,95%?

A parte che la prospettiva di aggravamento delle limitazioni non è assolutamente scongiurata dalle norme che entrano in vigore oggi visto che il PdC pare essere in grado di operare solo in modalità “democratura” e quindi è probabile che le prossime settimane, caratterizzate da un presumibile aumento di contagi, saranno contrassegnate da un progressivo aumento delle restrizioni, lascia molto perplessi lo scambio libertà/sicurezza apertamente proposto da Conte e lascia ancora più perplessi la mancanza di qualsiasi reazione da parte delle cariche istituzionali, dell’opposizione e anche dalle forze di governo che – correva il 2001 e l’emergenza allora era quella terroristica – inchiodarono Berlusconi alle parole sostanzialmente simili che aveva pronunciato. L’emergenza sanitaria e quella economica sono probabilmente meno gravi della crisi intellettuale ed etica del Paese e dei suoi rappresentanti che sembrano ormai assuefatti, entrambi, ad una deriva autoritaria tanto pericolosa quanto mediocre.

Mattarella si è dileguato e si accorge di essere, probabilmente e non a caso, in un gioco più grande di lui. Lui, ex costituzionalista invero molto loquace e preciso quando c’era da intervenire sui decreti Salvini, non solo non interviene sui contenuti dei provvedimenti e non dice neanche una parola per stigmatizzare concetti eversivi di riduzione delle libertà ma si accontenta adesso solo di non essere formalmente coinvolto in questo massacro delle regole costituzionali condotto per atti che non portano la sua firma e, laddove può, esterna timori a questo punto prevalentemente geriatrici che supportano l’azione del governo. Sarà forse troppo pretendere di sentirsi dire che la riduzione delle libertà individuali è il male assoluto ma almeno ci aspetteremmo una parola che disconoscesse che essa sia la panacea di tutti i mali. Oltre che nel merito, il PdR non trova niente da obiettare neanche sul metodo che riduce il Parlamento ad un palcoscenico su cui il PdC può decidere di esibirsi ma anche, per suo capriccio, di ritrarsi.

Nel silenzio dell’opposizione, che ha perso a febbraio-marzo il momento buono per innalzare i vessilli della difesa della libertà e della democrazia (quelli sì temi all’altezza della svolta verso un “nuovo liberalismo”) e che da allora ha visto iniziare il suo declino, dilaga la propaganda di regime che recupera gli stilemi della scorsa primavera: conferenza stampa in orario da TG, terrorismo diffuso H24 con tutti i media disponibili e stranamente tutti allineati nella narrazione, criminalizzazione dei cittadini in genere e/o di specifiche categorie (i runner all’inizio ma poi gli imprenditori avidi, gli amanti della movida, i vacanzieri, adesso larvatamente studenti e docenti), richiami paternalistici al diritto alla salute e alla tutela dei nonnini che frazionavano per 10 la spesa per essere sempre fuori mentre i nipotini si isterizzavano in salotto, tentativi insistenti di entrare nei salotti e nelle camere da letto per denunciare il congiunto fedifrago che tromba senza mascherina, minacce di sanzioni e lockdown. Che poi quest’ultimo è l’obiettivo finale visto che “Winston” Conte si è dimostrato totalmente incapace di operare in contesti diversi: prima bloccato dai dissidi fra Lega e 5S e poi, dopo il ribaltone, fermo in attesa delle elezioni dell’Emilia, poi di quelle della Toscana, adesso del Recovery. Sempre fermo, salvo quando c’è da fare strame della Costituzione più bella del mondo.

La mossa governativa era stata anticipata di pochi giorni da quella delle regioni Lazio e Campania, mossa che è stata subito copiata senza un minimo di attesa e di approfondimento e senza aspettare neanche i canonici 14 giorni per capire se e quale effetto avrà. È in corso una lotta fra governo e centrale e regioni che si intreccia con le appartenenze politiche e non si capisce se Zingaretti e De Luca hanno fatto da mosche cocchiere o se si sono resi protagonisti di fughe in avanti rintuzzate dal premier che ha anche rispolverato i vecchi arnesi del CTS, foglia di fico pure da lui creata, che a sua volta si avvolticciola in una sequela di decisioni che sconfessano l’operato del governo o che, a turno, cercano di anticiparlo. Nel collasso istituzionale italiano si inserisce la frammentazione dei poteri per cui qualsiasi organo pubblico, financo una ASL, può prendere provvedimenti di sostanziale reclusione che la Costituzione riserverebbe solo alla legge. A luglio si prometteva di non riproporre più il lockdown generale ma allora non si capisce perché imporre norme uguali in tutta Italia anche se le situazioni sono diverse e, questa volta, è il sud a patire di più. Senza contare che il lockdown potrà anche assumere una forma diversa – frammentaria, categoriale o personalizzata – basata sul tracciamento che a cascata isola studenti o docenti o dipendenti o negozianti e loro familiari: si rischia di essere in lock down senza accorgersene, quasi fosse un’influenza stagionale che tiene a letto 5 milioni di persone nel pubblico disinteresse.  

Che poi anche la Cina, da cui il premier ha tratto il suo modello, si vanta di avere sconfitto la malattia. Sarà pure falso ma il governo cinese allude ad un progetto riuscito nell’interesse dei cittadini. In epoca normale, Conte sarebbe passato all’incasso evidenziando che l’Italia ha un quinto dei contagi francesi ed un quarto di quelli inglesi e che le sue misure sono comunque meno gravose di quelle decise da Macron e Johnson ma ormai si è accorto che il consenso è più instabile e volatile della paura e quindi manco si prende i meriti della sua politica, macché, pretende solo di perpetuarla oltre ogni limite temporale per tacitare i cittadini e ricattare l’Europa (anche se sarà poi da vedere come il Recovery potrà dare all’Italia più risorse di quelle spettanti alla Francia o alla Spagna oggi travolte dall’epidemia). È come se non si sentisse premier di uno stato ma capo di una provincia: l’Italia come Wuhan, chiusa come quella provincia e assistita durante il lockdown dal resto dell’impero.

Si va evidentemente, nelle intenzioni di Conte, verso un nuovo lockdown che sigilli la situazione almeno fino a primavera inoltrata, solo 2 mesi prima dell’inizio del semestre bianco. Mancano al momento i numeri, che sono in crescita ma ad un ritmo troppo basso, mentre l’opinione pubblica comincia adesso a realizzare i danni (personali prima ancora che economici) del lockdown e si divide su una possibile ripresa della reclusione: a favore chi non rischia (dipendenti pubblici, pensionati, ceto basso), contrari imprenditori e dipendenti privati. Il momento buono sarà a dicembre: con i contagi alle stelle, ho già preannunciato ai miei studenti che probabilmente andremo a casa per non tornare dopo la Befana. Conte persegue una politica populista fatta di sussidi e promesse basati sul debito verso l’UE che ottiene il consenso della parte più retriva e meno produttiva del Paese che si ritrova nell’odio verso l’economia privata e l’imprenditoria: non ci vuole molto a vaticinare la distruzione del Paese nelle sue fondamenta e radici e decenni di difficoltà per chi non muore di una malattia benigna per oltre il 90%.

Alla fine la malattia di Trump, superata in tre giorni, apre la strada alla contronarrazione dei prossimi anni: convivere vuol dire continuare a vivere mentre il virus rimane con noi, rinunciare a propositi millenaristici e universalistici di eradicazione e ad un buonismo velleitario che pretende che nessuno si ammali e muoia. “Non abbiate paura”, ha detto The Donald: lo diceva anche qualcun altro. Le nostre speranze (e preghiere) nelle sue mani.

(1) DECRETO-LEGGE 7 ottobre 2020, n. 125:

…b) al comma 2, dopo la lettera hh) è aggiunta la seguente:

«hh-bis) obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, con possibilità di prevederne l’obbligatorietà dell’utilizzo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, restando esclusi da detti obblighi:

1) i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;

2) i bambini di età inferiore ai sei anni;

3) i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.»….

Quindi l’obbligo della mascherina all’aperto non è generalizzato ma sussiste solo qualora non sia possibile garantire l’isolamento rispetto a persone non conviventi. Dopo il concetto di “distanziamento” si inserisce quello di “isolamento” che tuttavia è molto meno chiaro: il distanziamento si riferisce a distanze definite (un metro, due metri, un metro e ottanta), il concetto di isolamento è totalmente indefinito e quindi interpretabile soggettivamente: i passanti sull’altro marciapiede sono abbastanza distanti da consentirmi di isolarmi? Boh. Lascio perdere il fatto che ormai il buon cittadino che esprime una corretta socialità non solo deve vivere distante dagli altri ma pure isolarsi. E nessuno dice niente.

Discussione

4 pensieri su “Se la libertà uccide

  1. Applausi!

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    Pubblicato da Stefano Petroncini | 9 ottobre 2020, 13:17
  2. Io sono pensionata, ma col piffero che sono d’accordo, se ci rinchiude un’altra volta mi do alla lotta armata. Anche perché se negozianti parrucchieri baristi chiudono e non guadagnano, non pagano tasse, e se non pagano tasse prima o poi svanisce anche la mia pensione, oltre a scuole ospedali ecc., e allora voglio proprio vedere cosa ce ne facciamo della salute guadagnata con la distruzione dell’economia e della società, e la cancellazione delle nostre facce, che nei rapporti sociali sono la parte più importante del nostro corpo. Ma il fatto è che un sacco di gente ha talmente interiorizzato il terrore che non lo vive neppure più come tale, e lo sente come parte normale di una vita normale. Poi ci sono quelle che si fanno le mascherine sfiziose da intonare al vestito o alla camicetta, e se ne vantano, che mi fanno pensare a qualcuno che si facesse delle tendine ricamate per la finestra della prigione, per avere l’impressione di essere in casa propria.
    Io, lo dico sinceramente e lo sto dicendo da mesi, ho paura.

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    Pubblicato da blogdibarbara | 10 ottobre 2020, 2:59
  3. Continuo a vedere nell’atteggiamento del Governo e SOPRATTUTTO dei media,
    la totale mancanza di buon senso; come se mancasse nella testa di quasi tutti, la consapevolezza che questo virus non scomparirà per magia nel 2021, come ipotizzato da Bill Gates.
    Più tamponi! Ordinano arcigni e autoritari i baroni del Comitato Scientifico dell’incompetente Speranza.
    Come se per un tampone non ci volessero 2 settimane di attesa.
    Come se farlo privatamente non costasse dalle 60 alle 70 €.
    Come se la gente avesse messo da parte faticosamente 2 soldini per consentire i loro barbari capricci.

    Dall’alto dei loro scranni, non si chiedono che ne sarebbe stata della società,
    se ad ogni epidemia (e quelle del passato sono state davvero terribili), l’umanità fosse entrata in un letargico terrore. È il Covid 19 che li spaventa tanto, o il doversi prendere delle responsabilità?

    p.s. … mi associo agli applausi di Stefano Petroncini

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    Pubblicato da Graziella | 10 ottobre 2020, 12:35

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  1. Pingback: UN PASSO AVANTI E DUE ANCORA PIÙ AVANTI – PARTE PRIMA | ilblogdibarbara - 10 ottobre 2020

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