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Coronavirus

DPCM: un mezzo stop

Alla fine la montagna partorì ed uscì il consueto DPCM, però con qualche differenza rispetto al passato. In primo luogo il parto si è concluso a sera inoltrata e questo ci ha risparmiato il sermone di Conte a reti unificate (ndr, recuperato oggi pomeriggio). In secondo luogo, una settimana di allarmismo, di test pompati a dismisura per ottenere sempre nuovi record di positivi, di interventi di virologi, ecc. non ha consentito di creare quel timor morbis che aveva permesso di realizzare il liberticidio di marzo/aprile. Anzi, il passare del tempo ha favorito il nascere di un dissenso (dire opposizione sarebbe troppo) attorno a misure che potessero ricondurre gradatamente al lock down ed alla limitazione delle libertà individuali. Proteste dei commercianti, opposizione delle regioni (in primis la Lombardia che ora si prende il suo quarto d’ora di vendetta), stampa non unanime, in generale fastidio dei cittadini unito all’incomprensione della necessità di misure draconiane di fronte ad effetti reali dell’epidemia (decessi, ricoveri, terapie intensive) invero molto modesti. Il tempo passa e cambia le persone: adesso molti hanno avuto modo di riflettere sulla dannosità psico-fisica del lock down primaverile che, all’epoca, era stato invece presentato, ed inizialmente percepito, come una vacanza extra ben pagata; molti hanno capito che la favola bella della eccezionale “podenza di fuoco” dispiegata dal governo per il sostegno all’economia era una bufala che ha lasciato sul terreno solo povertà ed incertezza economica; molti hanno intuito che questa malattia è fondamentalmente banale, salvo che per la componente anziana; quasi tutti, in un Paese basato sulla famiglia, hanno probabilmente rigettato uno scenario con la polizia e l’esercito alle porte di casa per contare ed identificare gli amichetti del figlio riuniti per spengere le candeline dopo una delazione della vicina del piano di sotto infastidita dai rumori.

In generale questa settimana, passata ad auscultare le reazioni dell’opinione pubblica rispetto alle notizie diffuse con la consueta metodologia della fuga pilotata, ha convinto Conte che misure severe avrebbero ridotto e non più aumentato il suo consenso, a maggior ragione dopo l’uscita inquietante di Speranza che in un’ora ha gettato via l’immagine di persona seria, moderata e concreta che si era ritagliato, abbandonando il ruolo di poliziotto buono e svelando che, in cuor suo, è forte la nostalgia per l’ordinato mondo della DDR e della STASI. Ed a Conte, a differenza dei sovranisti di tutto il mondo, nessuno chiede di prendere le distanze da affermazioni agghiaccianti e politicamente gravissime.

La narrazione del governo è andata incontro a falle logiche enormi: si dice che il 75% dei contagi avvenga in casa, cosa su cui concordo (delle numerose feste private estive a cui ho partecipato il tempo di stazionamento della mascherina oscillava fra 0 e 30 minuti) anche se ritengo che la porta di casa rappresenti comunque un limite invalicabile, qualunque sia la conseguenza dello sbarramento, se vogliamo sfuggire al modello totalitario, ma allora non si capisce il perchè dell’imposizione dell’obbligo generalizzato di portarla in luoghi aperti, anche se si passeggia nel parco, indipendentemente da una valutazione della distanza fra gli astanti.  E del resto il rispetto dell’obbligo è incontrollabile: stamani torme di studenti in attesa davanti alle scuole, rigorosamente a viso scoperto e senza alcun milite a vigilare. E d’altro canto, per farlo con tutti gli italiani, ovunque, 24 ore su 24, occorrerebbe un livello di militarizzazione del territorio tale che Pinochet, al suo confronto, farebbe la figura del libertario. Le altre misure sono fuffa e nascondono solo gli alibi dietro a cui il governo si cela. Durante il lock down, con tutti chiusi in casa, il traffico cellulare a Milano era comunque del 43% rispetto a quello del periodo precedente: il movimento (e l’incontro) umano sono ineliminabili in una società urbanizzata e su questo quanto inciderà mai la famigerata movida presa a pretesto per la stretta sui comportamenti? Quanti sono gli italiani che vi partecipano, quante volte alla settimana, per quanto tempo? E considerando che, probabilmente, si tratta solo di un’infima minoranza, non sarebbe più agevole ed efficace controllare solo quei luoghi invece che recludere tutti? E se sono i giovinastri ad infrangere le regole, cosa del resto sempre avvenuta dagli albori dell’umanità da parte di una componente umana per definizione irresponsabile (perché altrimenti a 10 anni potrebbero guidare) ed oppositiva, perchè allora non chiudere i loro maggiori luoghi di aggregazione, che non sono le birrerie ma le scuole, ed i mezzi di trasporto connessi? Perché già a scuola tenerli mascherati è opera improba ma per quanto tempo rimarranno mai a viso coperto mentre sono in attesa del bus/treno/metropolitana? E durante il viaggio, atteso oltretutto che fino a Ferragosto si ritenevano non derogabili trasporti limitati al 50% della capienza e con posti occupati a scacchiera? Ed all’arrivo, nei 15/30 minuti di attesa prima della campanella? Ed al ritorno, in lotta per prendere il posto a sedere? Tutta la filiera scolastica è una fonte di contatti non protetti ed è quindi del tutto logica, se si segue il ragionamento di Conte e Speranza, la proposta di chiusura delle scuole superiori avanzata dalle regioni (con Bonaccini in testa) per insidiare il governo, ormai privo dell’unanimità di consensi e della spinta all’unità nazionale imposta agli oppositori per tacitarli.

L’allarmismo del governo questa volta non si traduce in decisionismo ma solo in confusione, così tanto che pure Mattarella (avevo fra l’altro perso il mitologico discorso in cui affermava che la libertà non è un fatto individuale così cancellando con un fiato decine di articoli costituzionali che la tutelano) ha suggerito di farla finita.

Il resto dei provvedimenti è aria fritta, propaganda priva di efficacia, premessa di future colpevolizzazioni dei cittadini (di tutti, non solo di quelli che non adempiono come giustizia vorrebbe) prodromo di ulteriori strette. La deriva autoritaria per adesso ha subito un mezzo stop, ora occorrerà attendere l’evoluzione dei numeri nonché l’esito delle elezioni americane: con Trump guarito in 10 giorni, diventano uno strano referendum sul Covid, sulla paura e sui metodi per fronteggiarlo, ivi compreso quello di ignorarlo. Da lì verrà una svolta, in un senso o nell’altro, che investirà il resto del mondo. 

Discussione

2 pensieri su “DPCM: un mezzo stop

  1. Buongiorno.

    Si devonon essere accorti di aver fatto un mezzo passo falso, tanto che hanno aumentato a dismisura i tamponi (150000). Chiaramente più tamponi fai più positivi trovi: ieri la percentuale di positivi per tampone è il 4,8%, Martedì era il 4,9%. Quindi sostanzialmente stabile e non c’è alcuna ragione (logica e razionale) per allarmarsi dell’aumento dei positivi. Avessero fatto 300000 tamponi avrebbero trovato 14000 positivi. E allora? Ricordo che nel giorno peggiore di marzo, quello col maggior numero di positivi, i tamponi furono circa 26000 con oltre 6000 positivi (24.8%). Oggi abbiamo dati molto diversi, decisamente migliori e che in un certo senso danno tranquillità (non c’è crescita esponenziale, dato che la percentuale di positivi è abbastanza costante). Eppure questi numeri vengono utilizzati come clava per minacciare nuovi lockdown. L’autore del post ha visto bene: è già prevista una chiusura per Natale. E non può essere causale: l’obiettivo sembra proprio la distruzione dell’economia (avete presente cosa possa significare una chiusura a Natale?) e delle relazioni umane. Ci stanno portando alla guerra civile, al tutti contro tutti per la sopravvvivenza.

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    Pubblicato da edoardo | 15 ottobre 2020, 9:57
    • Vedrai che la calma finirà, una volta che si accorgeranno di quanti disoccupati dovranno coprire con redditi e bonus vari, che nessuno potrà pagare (menchè meno Leuropa).
      Hanno a tal punto spaventato la gente e burocratizzato lo scarico di responsabilità, che tutto sta per saltare. Tamponi per un raffreddore e medici che non visitano. File di settimane e gente che si riversa nei pronto soccorso per NULLA, non sapendo come entrare o uscire dal girone infernale dei protocolli Covid.
      Dovranno fare marcia indietro per forza. Quando è troppo è troppo. E ora è troppo.

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      Pubblicato da Graziella | 15 ottobre 2020, 20:50

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