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Covid: no panic

Un po’ di dati aggiornati a ieri. Le serie partono dal 23 giugno, giorno in cui si raggiunge il valore minimo di nuovi positivi (113) ed il secondo minimo della percentuale di nuovi positivi sui tamponi svolti (0,28%, minimo assoluto 0,23% il 12 giugno).

La Tabella 1 mostra l’andamento della percentuale giornaliera di nuovi positivi su tamponi effettuati. Partendo dal minimo di giugno ci si mantiene sotto l’1% fino a Ferragosto, poi c’è una seconda fase contenuta in un intorno del 2% fino al 24 settembre, poi un trend marcatamente in crescita fino al 5,40% di ieri. Considerando che il 14 settembre hanno riaperto le scuole e che alcune hanno riaperto il 24 settembre, l’ipotesi di una correlazione fra i due fenomeni non è peregrina.

Da luglio l’ISS fornisce anche dati sulla natura della positività, se da sospetto diagnostico o da tracciamento. Il trend percentuale è il seguente:

Durante la gran parte dell’estate, il tracciamento ha fatto la parte del leone ma il sospetto diagnostico è tornato a prevalere a partire da ottobre il che potrebbe confermare una recrudescenza di casi sintomatici che confermerebbe il riacutizzarsi dell’epidemia. Ieri il dato relativo al sospetto diagnostico era del 75%, elemento da attenzionare nei prossimi giorni.

La Tabella 2 mostra l’andamento dell’indice di correlazione fra la percentuale di positivi rispetto ai tamponi effettuati ed il numero di tamponi effettuati. Durante l’estate la correlazione è negativa ma, poco dopo Ferragosto (il 21/8, per la precisione), diventa positiva rafforzandosi progressivamente. A ieri, circa il 70% della crescita della percentuale di positivi rispetto ai tamponi è spiegata dalla crescita dello stesso numero di tamponi effettuati. La media dei tamponi giornalieri effettuati dal 23 giugno al 21 agosto è di 60.168, dal 22 agosto a ieri la media è di 107.881 (+79%).

La Tabella 3 mostra l’andamento del tasso di ospedalizzazione rispetto agli attualmente positivi (dal 24/02, inizio serie storica). La percentuale raggiunge il massimo il 4 marzo (72%) e poi cala progressivamente fino all’attuale 6,5%. La Tabella 4 mostra l’andamento dello stesso indice dal 23/06 con un minimo del 5,16%, per ora non molto distante dai valori attuali.

Quindi si confermano alcune ipotesi:

  1. Il numero dei positivi giornalieri, che raggiunge sempre nuovi record, è trainato dalla crescita dei test effettuati;
  2. il campione degli attualmente positivi non è confrontabile con quello dei primi mesi: allora si individuavano solo malati sintomatici, adesso sono prevalentemente malati leggeri con pochi o punti sintomi;
  3. la situazione è, almeno fino a ieri, soltanto di poco cambiata rispetto al momento migliore.

La minore gravità dell’epidemia è confermata dal numero delle terapie intensive: solo 586 ieri, circa il 10% della dotazione iniziale di terapie intensive italiane che dovrebbe comunque essere stata quasi raddoppiata, o almeno si dice, nel corso dell’emergenza.

Riguardo alle terapie intensive, una considerazione. Nessuno ha dati storici sul trend dei ricoveri in terapia intensiva negli anni passati. Abbiamo trend di mortalità che dimostrano un andamento del genere (anno 2019+GEN/FEB 2020).

Vediamo che il mese con minore mortalità media giornaliera (settembre 2019) conta 1519 decessi al giorno, il successivo mese di febbraio (prima del Covid) ne conta comunque 1973 (+454, +29,88% rispetto al mese migliore). La mortalità ex Covid non è quindi una retta che il morbo ha trasformato in un’iperbole ma ha un andamento ciclico costante che presumibilmente si accompagna ad un analogo andamento anche dei ricoveri in terapia intensiva. Mancando dati precisi sul passato, non è possibile in questo momento dire se l’aumento delle terapie intensive da giugno corrisponde o no ad un fenomeno anomalo e, se sì, di quale entità, però il decesso di 83 persone (peraltro solo circa il 5% dei decessi medi giornalieri di ottobre) è compatibile con l’ipotesi del progressivo innalzamento della mortalità media giornaliera man mano che si procede verso l’inverno. Come di consueto, vale la pena evidenziare che i decessi per Covid riguardano nella quasi totalità anziani affetti da multipatologie per cui probabilmente assorbono morti che in passato venivano attribuiti ad altre malattie.

La Tabella 6 mostra l’andamento dell’indice di letalità calcolato su coorti giornaliere di nuovi positivi. Il decesso avviene (dati ISS) mediamente sette giorni dopo la diagnosi per cui il numero di decessi di ogni giorno viene raffrontato con il numero di nuovi positivi registrato sette giorni prima. Escludendo il dato del 9 agosto, frutto di ricalcoli, la media dei decessi dal 23 giugno è del 2,73%, rapportando i decessi di ieri (83) ai nuovi positivi del 9 ottobre, la percentuale è dell’1,55%.

Quindi, morbidità in crescita ma assolutamente non fuori controllo, almeno a livello nazionale. Numeri gonfiati dalla spasmodica ricerca di positivi. Casi sintomatici in crescita e casi critici in lieve aumento ma mortalità in linea con quella media della fase 2. Certo, si va verso la stagione fredda e tutti i numeri della patologia aumenteranno ma al momento non è una situazione che giustifica il panico che si avverte, come sempre, sui media e nella politica.

Discussione

4 pensieri su “Covid: no panic

  1. Buongiorno.

    Grazie per l’analisi, che conferma in pieno quanto penso. L’idea che mi sto facendo è che il governo abbia un disperato bisogno di numeri alti, tanto sa bene che la gente capisce poco o nulla. Oggi è probabile che supereremo i 10000 positivi, numero che ritengo come la soglia per nuove strette. Vedremo.

    Piace a 1 persona

    Pubblicato da edoardo | 16 ottobre 2020, 10:05
  2. C’è un passaggio che non capisco bene. La correlazione tra % di positivi su tests e numero di test sembra stabile attorno al valore di 0.7.
    Alto, ma non certo 1.
    Da questo si dovrebbe dedurre che in buona parte l’incremento di positivi e’ causato dall’aumento dei tests, ma in una misura non trascurabile è anche indipendente da esso. Questa affermazione è suffragata dal grafico del rapporto tra positivi su tests effettuati che infatti sta crescendo.
    Tuttavia la sua conclusione sembra molto più netta:
    “1. Il numero dei positivi giornalieri, che raggiunge sempre nuovi record, è trainato dalla crescita dei test effettuati;”
    Non mi sembra completamente corretto. Sarebbe più corretto aggiungere “è in buona parte, ma non interamente, trainato…”.
    La differenza non è piccola: significa ammettere chiaramente che l’epidemia è in crescita (qualcosa che anche lei ammette ma poi non trova traccia nelle conclusioni).
    Sono d’accordo sul messaggio ‘no panic’ naturalmente. Ma il trend in crescita dovrebbe far pensare e indurre ad aggiungere misure di restrizione oggi quando ancora la situazione è non grave, piuttosto che domani quando la diffusione dell’epidemia raggiunge livelli troppo grandi.

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    Pubblicato da Davide | 17 ottobre 2020, 20:08
    • Buonasera, condivido perfettamente la sua osservazione e le sue parole. In effetti, rileggendo il post mi ero accorto che le conclusioni erano un po’ troppo tranchant ma non le ho modificate perchè l’articolo era già stato letto da un certo numero di persone e non mi sembrava corretto cambiarne il contenuto sostanziale, pensavo di precisarle in una successiva occasione. Poi, inaspettatamente e per motivi che ignoro, il post ha avuto migliaia di visualizzazioni tramite Facebook e quindi, a maggior ragione, l’ho lasciato inalterato. Grazie per il commento e per seguire il blog.

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      Pubblicato da Average Joe | 18 ottobre 2020, 22:19
      • Buongiorno. Ho letto sia il commento di Davide che la successiva risposta del padrone di casa. Vi segnalo che in realtà vi è un altro fattore da tenere in conto, che al momento ci è però ignoto, ovvero il numero di cicli PCR cui sono sottoposti i tamponi. Mi spiego: i tamponi raccolgono del materiale genetrico in infinitesima quantità; questo materiale vine “amplificato” tramite una serie di cicli a cascata (per capirci, una sorta di elevamento a potenza: il primo cilco raddoppia, il secondo quadruplica e così via). Questo processo può essere portato avanti per un numero qualsivoglia di cicli, anche se è ben noto che sopra i 30 il risultato perde di significato in quanto, ovviamente, non viene amplificato solo il materiale genetico del virus, ma tutto quello che è stato raccolto. Sempre per chiarirci, è come se usassimo un microscopio che, se da un lato all’aumentare degli ingrandimenti ci permette di identificare meglio gli oggetti sul vetrino, dall’altro, perdendo la visuale d’insieme non consente più di poter distinguere una cosa dall’altra. Ora, si sa (se cercate si trovano quewsti dati) che in Germania il limite di cili è circa 25, in Italia invece si arriva anche a 40-45. Tutto questo per dire che noi oggi non sappiamo se i positivi che si trovano sono veri positivi oppure falsi positivi da amplificazione esagerata. Non sappiamo nemmeno se il numero di cicli di amplificazione sia aumentato col tempo. Se fosse così, la correlazione tra % di positivi su tests e numero di test si riavvicinerebbe ad 1. Insomma, scusate la prolissità, alla fine per avere un quadro corretto ci manca un dato.

        Saluti, Edoardo

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        Pubblicato da edoardo | 19 ottobre 2020, 9:28

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