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Coronavirus, Stats

Di che stiamo parlando?

Una manciata di grafici aggiornati a ieri (+16.000 positivi). Il dato comune è che, confrontando gli andamenti delle due fasi (come detto in un precedente post, ipotizzo che la prima fase sia terminata il 23 giugno quando si raggiuge il minimo dei nuovi casi giornalieri ed il secondo minimo dell’indice di positività), la ripidità della curva di crescita della Fase 2 è maggiore di quella della Fase 1 solo nel caso dei positivi in isolamento domiciliare. Anche se si registra un’impennata nelle ultime due settimane, il ritmo di crescita di decessi, terapie intensive ed ospedalizzazioni è minore adesso che all’inizio della fase 1, con due considerazioni:

  1. La fase 1 ha un inizio definito, il 24 febbraio quando si registra il primo decesso per Covid-19 (anche se la definizione dei criteri internazionali di classificazione internazionale delle morti per coronavirus è del mese di aprile). È possibile che, nell’incertezza e nella disorganizzazione di quei mesi, altri decessi successivi non siano stati diagnosticati per Covid-19 nel qual caso la curva di crescita della Fase 1 sarebbe ancora più ripida;
  2. Dall’altro lato è ormai screditata l’ipotesi che l’epidemia italiana sia iniziata proprio in quei giorni mentre è molto più probabile che ci sia stata una fase precedente di accumulazione che ormai si retrodata almeno a partire da settembre 2019 e che passò quasi inosservata poiché non ci furono picchi di mortalità e alla fin fine a morire erano pur sempre anziani affetti da multipatologie.

Non è quindi chiaro se i due grafici siano perfettamente sovrapponibili perché abbiamo una visione precisa della dinamica della Fase 2 mentre questa visibilità ci manca per la Fase 1. Quello che ci possiamo aspettare è che, se avessimo avuto dati disponibili anche a fine 2019, avremmo visto una fase di progressiva accelerazione analoga a quella del giugno-ottobre 2020. Ma sulla base dei dati di ieri non è corretto dire che la situazione adesso è peggiore di quella di marzo-aprile: se lasciamo perdere il totale positivi, che è gonfiato da persone che stanno bene o al massimo se la cavano con 3 giorni di febbre (3 persone a scuola hanno avuto solo questi sintomi), tutti gli altri parametri (decessi, terapie intensive, ricoverati) sono più favorevoli non solo nei valori assoluti ma anche nella progressione. Se ci fosse stata la cognizione dell’esistenza degli asintomatici e l’organizzazione necessaria per testarli, anche il tasso di mortalità della Fase 1 sarebbe calato a livelli simili a quelli di oggi (ieri 1,51%, è su questi livelli da diversi giorni) e più congrui con quelli di altri paesi. Altri numeri rassicurano: la percentuale di ospedalizzazione rimane attorno al 6,5%, in lieve crescita dai minimi estivi, anche con 16.000 positivi al giorno e l’ISS conferma che il 71% è asintomatico ed il 21% ha sintomi modesti. Inoltre, nessuno dice che ci sono anche molte guarigioni, molte più dei decessi: il ratio era ieri a 15 ma negli ultimi 10 giorni ha frequentemente superato le 40 volte. Abbiamo quindi guarigioni rapide che confermano che la malattia è spesso di lieve entità.

Però si continua a sparare alle mosche col cannone: invece di curare i pochi malati (soprattutto di altre malattie, visto che muoiono solo ottuagenari affetti da altre patologie), andiamo verso forme di chiusura delle attività e delle persone sulla base di teorie zoppicanti e che cominciano a fare acqua da tutte le parti. Nessuno spiega come mai i viveur estivi che hanno preferito farsi le ferie invece che continuare volontariamente la reclusione sono andati in paesi (Grecia, Croazia) o in regioni (Sardegna) in cui, secondo la propaganda, la malattia era poco diffusa e sono tornati infettati a migliaia: se i lombardi sono andati in vacanza altrove e sono tornati positivi, forse erano già infetti alla partenza così confermando che questa infezione non crea, nella maggior parte dei casi, sintomi (del resto 14 “malati” hanno giocato una partita di serie A pur perdendo 6-0)? Oppure quelle zone che hanno frequentato non erano Covid-free come apparivano? Ma se fosse vera la seconda ipotesi, allora perché nelle stesse zone, in primavera, non si sono manifestati numeri allarmanti sulla mortalità? E perché una malattia che ha tempi di incubazione di 14 giorni e che si dice si trasmetta con gli sputazzi dovuti alla vicinanza personale, quindi anche se ci sono 40 gradi all’ombra, determina una recrudescenza a distanza di 2-4 mesi dai comportamenti considerati a rischio? Vuol dire che la malattia ha tempi di latenza maggiori o che è sensibile anche a fattori ambientali? Visto che la causa ultima della malattia viene oramai identificata con la gioia di vivere, allora è logico chiudere la movida. Ma, fuori dal centro di Milano e forse di Roma, quanti mai saranno gli italiani interessati realmente dal divieto di circolare per futili motivi da mezzanotte alle cinque? E comunque mi sembra scontato che saranno molti meno di quelli che, negli stessi locali, prendono cappuccio e brioche la mattina o il tramezzino di mezzogiorno ma che non vengono trattati da impestati. E come mai, una volta soppressa la movida, Galli, Pregliasco e gli altri chiacchieroni hanno detto che non bastava e che ci volevano altri provvedimenti? E quali dovrebbero questi provvedimenti: magari la sospensione sine die delle elezioni che Galli aveva definito essere “una follia”? Ed il fatto che il reparto di Galli sia stato scoperto pieno di medici positivi, depone a favore dell’efficacia delle sue teorie? Ed il fatto che, di riffa o di raffa, la mascherina è ormai abbastanza indossata sin da fine estate come si concilia con il fatto che il numero dei contagi salga rapidamente proprio a partire da quell’epoca? Dobbiamo davvero credere che è tutta colpa dei beoni della notte e degli studenti discoli che se la tolgono un attimo per pomiciare? E dobbiamo davvero andare avanti con misure che sono basate su presupposti ballerini?

Di fronte ai diktat della scienza, mi vengono alcuni dubbi certamente stupidi: qualcuno ha un’idea precisa di come si trasmettono le malattie respiratorie? Oppure, dato che di solito si trattava di disturbi normalmente modesti, nessuno ha mai veramente approfondito la questione ed allora le precauzioni suggerite sono insufficienti rispetto a modalità di trasmissione che potrebbero essere prevenute solo tramite l’autoconfinamento nel salotto di casa? E dopo che ho preso almeno 150 raffreddori in vita mia, come mai continuo ad ammalarmi? Si dice perché l’adeno virus è mutevole da un mese all’altro e quindi il sistema immunitario non lo riconosce, ok. E allora perché il suo cugino corona virus non lo è o non lo dovrebbe essere? Ma se lo fosse, come probabilmente è, allora che utilità avrebbe un vaccino che dovremmo rifare ogni poco e che ovviamente avrà, come quelli influenzali, limiti di efficacia? Non sarebbe meglio accettare il cambio di paradigma e cominciare a proteggere e curare chi ha veramente bisogno lasciando gli altri liberi di infettarsi e amen? Perché sarà anche vero che il 70% dei contagi avviene nelle pareti domestiche ma si sta comunque parlando, a ieri, di 11.000 casi su 60.000.000 di persone e 25.000.000 di famiglie: entriamo nel mondo magico della repressione, della delazione e dello spionaggio per queste percentuali?

L’ultima riga: dopo sei mesi di terrore, terrorismo e pianificazione, si scopre che nessuna regione (NESSUNA!) è in grado di affrontare la recrudescenza epidemica ampiamente prevista. Ed allora, di che stiamo parlando?

Discussione

6 pensieri su “Di che stiamo parlando?

  1. Caro Average Joe, posso farti un appunto? Sono un tuo fan (quasi) della prima ora. Quando scrivi di politica sei il mio blog preferito in assoluto. Ma quanto scendi nell’epidemiologia o nella medicina, i tuoi articoli non rendono altrettanto bene. Quando piazzi le tabelle con le curve dei contagi poi, come stai facendo da qualche tempo, l’articolo diventa anche faticoso da seguire e la tua prosa (che quando scrivi di politica, potere, partiti e immigrazione è la cosa più stimolante che trovo su Internet) si appiattisce e annacqua. Dico questo con immutata stima.

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    Pubblicato da Bill Tentenna | 23 ottobre 2020, 17:21
  2. La cosa interessante – messa in atto già la scorsa primavera – è la logica dei provvedimenti anti-assembramento: in che modo possiamo, se non eliminarli, almeno ridurli? Semplice: riducendo gli orari di apertura, per non parlare della spettacolare iniziativa del coprifuoco. Quante persone posso incrociare se mi faccio una camminata di un’ora alle due di notte? E quante se la faccio alle quattro del pomeriggio? Verrebbe quasi voglia di pensare che qualcuno stia facendo un tifo sfegatato per il virus e per il contagio.

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    Pubblicato da blogdibarbara | 24 ottobre 2020, 3:41
  3. Le stesse mie domande, espresse molto meglio. Grazie. Stefano Petroncini.

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    Pubblicato da Stefano Petroncini | 26 ottobre 2020, 11:11
  4. Buonasera.
    Per gioco ho sviluppato un modello previsionale con funzione logistica. Con questo modello, estremamente semplice, sono ormai giorni che vedo che il picco del rapporto positivi/tamponi è stato raggiunto (tra ieri ed oggi, e che quello delle terapie intesive sarà verso il 28 novembre (con un massimo circa di 4350 letti occupati). La funzione usata è fatta così:

    L(t) = (A/tau)*(e^(-t/tau)) * (N-M)/ (1 + N* e ^(-t/tau))^2,

    con A = 8.712126, M = -1, N = 82.672739, tau = 12.841389 parametri validi per il rapporto positivi/tamponi

    e A = 249906.104354 M = -1, N = 183.229625, tau = 14.370805 per le terapie intensive

    Ho preso come giorno 0 il 14 settembre, inizio delle scuole.
    Dato che il modello sembra funzionare (nel senso che “vede” l’andamento dei dati reali, come è possibile che ci sia arrivato io da solo, signor nessuno, e i cervelli del cts no? Ora, il modello non tiene alcun conto delle misure prese, quindi, a mio giudizio, queste non servono a nulla.

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    Pubblicato da edoardo malgarida | 12 novembre 2020, 17:39

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  1. Pingback: E IL VAMPIRO HA MORSO ANCORA | ilblogdibarbara - 27 ottobre 2020

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