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Politica internazionale

Election day – day five

Stiamo entrando nel quinto giorno dell’election day americano. Ricordo che il 9 novembre 2016, andando a scuola, sentii che Trump si stava a sua volta recando al victory party: alle 7.30 del mattino del mercoledì era già tutto finito e sì che Donald aveva vinto di misura in tanti stati compresa la famigerata Pennsylvania senza che si fossero manifestati disguidi e ritardi. Questa strana situazione (il blocco degli scrutini negli stati swing nella notte americana, la ripresa con ritmi lentissimi, l’arrivo di centinaia di migliaia di schede senza manco un voto per il repubblicano, adesso la ritrosia a chiudere anche con Biden ormai in testa negli stati chiave) dimostra che qualcosa di strano è successo e sta succedendo. Evidenze di brogli e magheggi sono oramai di dominio pubblico, dimostrano che i democratici avevano preparato con cura l’appuntamento e caso mai suona strano che nessuno ai piani alti se ne fosse accorto, tanto più che le cose strane accadono anche in Georgia e Arizona dove i governatori sono repubblicani: accordo bipartisan ai danni di Trump?

La situazione è talmente degenerata che ieri Trump è stato bullizzato dalle televisioni democratiche che hanno interrotto i collegamenti mentre stava facendo le sue dichiarazioni che non sono quelle di un dittatore che ha sparato sulla folla ma quelle di un presidente in carica e di un candidato apparentemente sconfitto che preannuncia dei ricorsi, consentitigli dalla legge, a tutela dei sui diritti: un presidente trattato come lo zio arteriosclerotico che vaneggia. Sono prove di regime autoritario in cui i cani da guardia della stampa si arrogano il diritto, in diretta TV, di bloccare quelle che loro ritengono fake news: a questo punto si sta arrivando dopo 4 anni di criminalizzazione di Trump e dei sovranisti. Al contempo Biden parla come se si fosse ancora in campagna elettorale, magari è solo la demenza senile che avanza ma è strano che non chiami neanche lui la sua vittoria rinviando costantemente il momento alla fine di scrutini che a loro volta non finiscono mai.

Se la situazione è strana, i sospetti montano: si sta forse svolgendo, sotto traccia, una “trattativa” per indurre Trump a concedere la vittoria ed evitare i ricorsi che probabilmente, con la Suprema Corte a suo favore, smonterebbero la vittoria democratica? E qual è la contropartita? E le conseguenze in caso di mancato accordo? Se per caso Trump andasse avanti con i ricorsi ed emergessero prove di brogli conclamati, gli USA precipiterebbero in una crisi istituzionale gravissima con possibili conseguenze in termini di ordine pubblico visto che i BLM sono sempre lì pronti a menare le mani. Le prossime ore chiariranno la situazione.

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