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Covid: bagliori di luce

Su base giornaliera si considera la media mobile a 14 giorni (MM 14GG) che corrisponde al periodo di incubazione e quindi permette di monitorare l’efficacia dei provvedimenti governativi. Inoltre, comprendendo due settimane, smussa l’erraticità dei dati giornalieri influenzati dal numero di tamponi. I dati sono riferiti al periodo 01/10-16/11/2020.

Totale positivi: la media mobile presenta ancora un trend crescente ma la curva tende ad appiattirsi, segno che il ritmo della crescita sta rallentando.

Isolamento domiciliare: la curva ha raggiunto il massimo e ha cominciato a declinare.

Ricoveri: la curva ha raggiunto il massimo e ha cominciato a declinare, il declino è più accentuato di quello della curva dell’isolamento domiciliare.

Terapie intensive: si tratta forse del KPI più importante: la curva declina ma con poca decisione, in realtà tende a stabilizzarsi ad un livello relativamente più basso.

Decessi: la curva è ancora in salita visto che sconta l’incremento assoluto della mortalità che si è verificato principalmente nella prima metà di novembre allorchè i decessi giornalieri sono passati da circa 200 a oltre 600. Anche in questo caso si rileva peraltro una riduzione della pendenza, sia pure appena accennata.

A livello settimanale, la settimana 46 appena trascorsa mostra un aumento del numero dei casi totali di nuovi positivi ma una riduzione di tutti gli altri parametri: isolamento domiciliare, ricoveri, terapie intensive (vedasi grafici che seguono).

La contraddizione è spiegata dall’andamento esponenziale delle guarigioni.

Questo dato è sistematicamente nascosto dai media ma si sono avuti giorni con anche 21.000 guarigioni che hanno compensato l’aumento dei positivi. La gravità media di questa ondata è molto inferiore a quella della scorsa primavera: i numeri sono più alti ma il tracciamento ha permesso di individuare positivi a-paucisintomatici che in passato sfuggivano. I tempi di negativizzazione di questi “pazienti” sono evidentemente molto più brevi e si traducono in un numero di guarigioni maggiore e più ravvicinato. Questo dato è confermato dal tasso di ospedalizzazione che è costantemente in calo e oscilla oggi attorno al 5%.

Rapportando i decessi al numero di contagi di sette giorni prima (sette giorni è la mediana dell’intervallo temporale intercorrente fra diagnosi e decesso per cui i decessi di ieri sono mediamente riferiti alla coorte di nuovi contagiati del 9 novembre) rilevo una correlazione forte (periodo dal 23/06/2020, giorno di minimo dei nuovi positivi da me convenzionalmente individuato come termine della prima ondata) fra contagi e decessi (indice di correlazione superiore a 0,9 da inizio ottobre). Questa correlazione non è costante nel tempo: su intervalli più lunghi scende al di sotto della significatività ma si sta dimostrando predittiva dell’andamento della fase acuta della seconda ondata. Di conseguenza il prossimo passo – la riduzione dei contagi oggi ancora in crescita – dovrebbe portare ad una riduzione della mortalità e, presumibilmente, di ricoveri e terapie intensive.

Il punto di svolta, se questo trend sarà confermato, sembra risalire quindi agli ultimi 14 giorni e quindi all’epoca dell’ultimo DPCM del 3 novembre che istituiva le zone rosse, arancioni e gialle mentre i provvedimenti anteriori si sono rivelati invece improduttivi di risultati come illustrato nel precedente post. I KPI, infatti, sono costantemente peggiorati non solo nel corso dei 14 giorni successivi all’entrata in vigore dei tre DPCM precedenti ma anche nei giorni successivi fino a circa il 14 novembre. Peraltro più o meno nella stessa epoca è tuttavia avvenuta, come conseguenza del precedente DPCM del 24 ottobre applicato a partire dal 27, la chiusura (parziale a livello generale ma differenziata fra regioni) delle scuole per cui occorre valutare quanto questo provvedimento abbia influito da solo sui cali che si stanno evidenziando.

Al di là dei singoli provvedimenti, è comunque probabile che il calo sia dovuto anche al cambiamento generale delle abitudini della popolazione: aumento delle precauzioni e riduzione degli spostamenti. La circolazione per motivi extralavorativi è infatti collassata non solo per le misure governative ma anche per la paura del contagio e la caduta delle motivazioni a fronte delle millanta difficoltà frapposte agli spostamenti. In questo senso, la riduzione generale della circolazione della popolazione giovanile (unica componente che non esce neanche per obbligo) potrebbe essere stata effettivamente la chiave di volta della vicenda. Questa interpretazione sembra essere corroborata da dati che filtrano riguardo ad una caduta dei contagi nella fascia di età scolastica rispetto al resto della popolazione. Non sarebbe del resto il primo caso di fenomeni sanitari (diffusione dell’AIDS negli anni ’80) e demografici (tassi di natalità nei paesi in via di sviluppo) che non hanno seguito le previsioni apocalittiche dei modelli statistici in virtù proprio del fattore umano.

Se ciò fosse vero, si conferma come il punto esiziale della vicenda pandemica sia la convivenza con il virus in funzione della salvaguardia di elementi sistemici che sono certamente economici ma anche politici e sociali. La reclusione ed il distanziamento sono incompatibili non solo con economie fiorenti ma anche con il soddisfacimento dei minimi presupposti che consentano anche solo la mera riproduzione del sistema. Non è un problema di conflitto fra diritti giuridici o fra solidarietà ed egoismo ma di tenuta sistemica: lo dicevo a marzo ma sembra che questo punto non venga colto.

Resta il fatto che, dal punto di vista statistico, questa pandemia dimostra molti limiti nell’approccio analitico peraltro oggi rimarcati dal presidente dell’Istat. La mancanza di analisi approfondite e complete e di metodologie che garantiscano la qualità e la completezza dei dati raccolti ed elaborati è un punto debole delle strategie di contrasto all’epidemia e di salvaguardia del tessuto economico-sociale. Ma forse si è preferito indulgere sul lato mediatico-terroristico, prova ne sia che fino a qualche settimana fa non si riusciva a sapere, dai media, neanche il dato elementare relativo alla percentuale di positivi rispetto ai tamponi. Del resto si sa che “Democracy Dies in Darkness” (fonte: Washington Post). E, forse, è questo che si vuole ottenere.

Discussione

11 pensieri su “Covid: bagliori di luce

  1. Buonasera. Qualche giorno fa commentai un post precedente, fornendo una curva e suoi parametri. Poi nel fine settimana i valori del bollettino covid sono stati “anomali” (più alti di quelli prevsiti da tale curva). Cercando una spiegazione ed un mio eventuale errore ho notato che a “pochi” tamponi fatti corrispondo più positivi in percentuale: mi sono quindi detto che meno tamponi vngono fatti, più sono mirati e più positivi si trovano. La curva corripsondente per terapie intensive è invece ben rispettata(evidentemente è un dato più difficile da “truccare”). A conferma di quanto detto, ovvero che meno tamponi fanno più aumento il rapporto positivi/tamponi, basta graficare numero di tamponi e rapporto positivi/tamponi, e si vede subito che a minimi relativi di tamponi corrispondono massimi relatvi di positivi/tamponi. Oggi, tornati ad un numero più elevato di tamponi, la curva è nuovamente rispettata. Segnalo poi questo:https://scenarieconomici.it/come-mai-ce-stato-un-calo-dei-test-negli-usa-ed-un-boom-di-positivi-non-sara-mica-la-via-di-biden-alla-soluzione-del-covid/

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    Pubblicato da edoardo | 17 novembre 2020, 17:52
  2. «In questo senso, la riduzione generale della circolazione della popolazione giovanile … potrebbe essere stata effettivamente la chiave di volta della vicenda»
    È possibile che sia così, tuttavia, negare ai ragazzi una vita sociale, lo sport, un’istruzione vera (persino le lezioni singole nei conservatori!!!) e poi assistere ad “ammucchiate” di arzilli vecchietti che continuano allegramente a frequentare corsi “per il mal di schiena” a me proprio non va giù.
    Purtroppo invece devo vederlo tutti i santi giorni (ho una palestra sotto casa), e ascoltare anche commenti tipo: «… e tutto perchè i giovani non possono fare a meno dell’apericena».
    Da madre, le assicuro che avrei voglia di scendere e prenderli a schiaffi.
    Non sarebbe meglio mettere loro davanti al pc a fare videolezioni di “stiramento” e riaprire i conservatori?

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    Pubblicato da Graziella | 19 novembre 2020, 12:27
    • Non sarebbe meglio dare a ogni vecchio una fiala di cianuro così si tolgono dai piedi una volta per tutte e non ci dobbiamo pensare più? Questa sì che sarebbe una botta di progresso di quelle toste.

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      Pubblicato da blogdibarbara | 20 novembre 2020, 5:20
      • Questa è un’idiozia uscita unicamente dalla tua tastiera.
        Ma la psicologia che ci sta dietro la conosco.
        Saluti

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        Pubblicato da Graziella | 20 novembre 2020, 11:57
      • Visto che ci volete murati vivi, perché non completare il lavoro? Fra la morte sociale a cui volete condannarci e la morte totale non vedo grandissime differenze.

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        Pubblicato da blogdibarbara | 20 novembre 2020, 14:32
      • Vede (le do del Lei perchè ho capito che ha una certa età),
        la sua risposta indispettita è sintomatica di una generazione che di rinunce non vuol sentirne parlare… tranne che si tratta di farle fare ad altri. Il punto non è “murare qualcuno” come invece sta avvenendo ora (mal comune mezzo gaudio, giusto?), ma tutelare nei limiti del possibile le persone fragili senza devastare la società per intero. Che lo si voglia ammettere o meno, a sovraccaricare il sistema sanitario sono gli ultra ottantenni, ed anche ovvio. Quindi, in una società NORMALE e non gerontocratica, sarebbe ragionevole, prima di chiudere le scuole e le attività produttive, chiedere a loro un piccolo passo indietro; che poi non comporterebbe gravi privazioni, e sicuramente meno danni che “rinchiudere tutti”. Ad esempio, prevedere un servizio di consegna per evitare l’accesso ai supermercati, facilitazioni per quanto riguarda le poste ecc.. non sarebbe una privazione così grave. È ovvio che non sia piacevole, dover fare anche solo poche rinunce, ma il difficile momento lo impone. A lei forse sembrerà giusto e normale, continuare a frequentare la palestra in gruppo “per il mal di schiena” (badi bene che non parlo di riabiliazione!) e vietare ai ragazzi di correre nelle piste di atletica, ma è una cosa innaturale, sintomatica di una società in declino. Vede cara signora, nessun giovane vorrebbe veder “murati vivi” i propri nonni, qui si tratta di accettare di essere la categoria che sta rischiando di più e che di più dovrebbe proteggersi. Invece pare, che pur di non accettare la realtà dei fatti, siete disposti a far crollare tutto il resto. Questo non vi fa particolarmente onore.

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        Pubblicato da Graziella | 20 novembre 2020, 18:00
      • Ah, oltre a tutto il resto vorrebbe impedirmi anche di andare a fare la spesa! Interessante. E potrebbe spiegarmi per quale bizzarra ragione se io esco i giovani non potrebbero andare a correre? O in palestra? O a scuola? Quanto a stabilire se le rinunce – quelle che lei chiama rinunce – siano gravi o no, lo lasci decidere a chi le deve subire. Il sistema sanitario, dice? Mai sentito parlare di difese immunitarie? Mai sentito dire che la reclusione le abbassa drammaticamente? Mai sentito dire che la mancanza di attività fisica all’aperto aggrava drasticamente tutte le patologie frequentemente presenti negli anziani con conseguente necessità di ricovero, non di rado in terapia intensiva? E’ questo che vuole? E la puttanata del mal comune mezzo gaudio per favore me la risparmi: cosa vorrebbe dire? Che se io ho il cancro ma vengo a sapere che lo ha anche lei allora il mio si dimezza? Che la mia aspettativa di vita si raddoppia? O che altro?

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        Pubblicato da blogdibarbara | 20 novembre 2020, 18:22
      • Sarei stata davvero curiosa di vedere Voi, della Vostra generazione di sessantottini,
        a subire quello che stanno subendo i ragazzi oggi: solitudine, isolamento (ma a Voi che vi frega no?), niente scuola nè sport. Oltretutto, l’accusa di essere untori per i poveri vecchietti, che andando e venendo da pronti soccorso e ospedali, sono forse una delle cause (non certo per colpa, s’intende) dell’epidemia.
        Voi, vi accanite con una ferocia assurda contro le più misere rinunce e ne chiedete di ENORMI a tutto il resto della popolazione. La vostra “vita sociale” non è paragonabile a quella dei giovani, della quale hanno ASSOLUTO BISOGNO. Avete la pensione, mentre la maggior parte della popolazione, se non lavora NON GUADAGNA. Non mi piace dover essere cinica, ma dopo mesi che tiriamo la cinghia e vedo i miei figli deperire nella solitudine, mantenere toni educati mi è faticoso. Sarò curiosa, una volta che tutto sarà andato in malora, vedere chi pagherà le Vostre pensioni e l’assistenza sanitaria di cui avete bisogno. Ora la chiudo, e non risponderò oltre, dico però che tra Voi e i “vecchi eschimesi” della storiella c’è un abisso. Probabilmente Voi sareste capaci di sacrificare i nipoti, per ingrassare l’orso (patrimoniale per pagare pensioni e sanità, per evitare di “vietarvi i supermercati”).
        Buona vita signora.

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        Pubblicato da Graziella | 22 novembre 2020, 10:48
      • Sa qual è la cosa più sconvolgente? Il suo allucinante cinismo. In secondo luogo l’assoluto egocentrismo. In terzo luogo il vittimismo spinto.
        E qui passo e chiudo, perché il mio povero stomaco ha dovuto reggere anche troppo, e ha raggiunto il limite.

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        Pubblicato da blogdibarbara | 22 novembre 2020, 11:10

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