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Politica internazionale

Se arbitro fischia

Ci eravamo dati appuntamento per il 14 dicembre e a questa data siamo arrivati. Nel pomeriggio (ora italiana) si riunirà l’assemblea dei grandi elettori che nominerà il nuovo presidente USA che inevitabilmente sarà Joe Biden.

Nel corso di questi 40 giorni sono emerse molte conferme dei brogli che sono stati perpetrati nell’Election Day del 3 novembre ma non è apparsa nessuna prova certa e, soprattutto, non si è avuta nessuna pronuncia della magistratura. Ora, non è che un’accusa di brogli nella prima democrazia mondiale possa essere trattata in tribunale con modi e tempi paragonabili a quelli di una causa per licenziamento illegittimo ma vero è che neanche la Corte Suprema (SCOTUS) ha affrontato il merito delle questioni che, prima ancora che alla giustizia, attengono ai principi fondativi della nazione. L’appello del Texas e di altri 17 stati americani (di cui tre a guida DEM) perché la seduta dei grandi elettori venisse rinviata per avere il tempo di vagliare le doglianze di Trump è stato respinto in via preliminare senza entrare assolutamente nel merito delle questioni. Già questo ricorso era apparso eterodosso e quasi una extrema ratio rispetto alla sostanziale impossibilità di seguire le vie ordinarie in pendenza di nomina e giuramento del nuovo presidente. Adesso l’accertamento della verità viene rimesso agli storici e non ai magistrati: probabilmente, come avvenuto per il golpe ai danni di Berlusconi nel 2011, fra una decina di anni si dichiarerà che, sì, effettivamente nel 2020 le elezioni le aveva vinte Trump ma che vuoi, è andata così, così è la vita. E mentre Lukashenko e Maduro sono ancora al loro posto, The Donald se ne va segno che – à la guerre comme à la guerre – i risultati ufficiali delle elezioni hanno sempre un valore e che è meglio fare i brogli che fare ricorso contro gli stessi.

Nessuno dei tre membri nominati da Trump ha votato nel suo interesse, segno del totale isolamento politico in cui il tycoon ha condotto questa sua esperienza. Si è appoggiato via via a chi gli appariva più vicino ma nessuno ha sposato veramente la sua causa così come lui non è stato in grado, anche per il poco tempo disponibile, di creare un ambiente politico a lui conforme, un po’ lo stesso che è avvenuto per Berlusconi e, a maggior ragione, per Salvini. Il suo isolamento spicca ancor di più se si pensa che questo è il primo caso nella storia di brogli posti in essere dall’opposizione e che un ruolo lo hanno avuto anche i governatori REP di Arizona e Georgia che ne hanno permesso l’attuazione nei loro stati. D’altro canto la causa per i brogli era evidentemente una questione politica di importanza siderale rivestita di panni giudiziari per cui l’esito è la conferma che i grandi attori, militari in primis, hanno optato per Biden. E che le opzioni di democrazia offerte ai cittadini possono esprimersi solo in un certo range basato su partiti contrapposti ma in fondo affini.

Questi 40 giorni sono serviti soprattutto per elaborare la sconfitta in vista di un passaggio di consegne che finora aveva battuto in testa, indulgendo su aspetti meramente simbolici (la prima donna al Tesoro, il primo nero al Pentagono), ma che da domani accelererà. Ma, una volta ammesso di avere perduto, l’esito non è infausto neanche per Trump che alla fine potrà legittimamente dichiarare di essere stato sconfitto solo a causa brogli (che non sono stati accertati ma neanche negati) e continuare se lo vorrà, cosa di cui personalmente dubito, ad avere un ruolo politico nel GOP.  Nel mentre la cesura politica all’interno degli USA raggiunge livelli altissimi: i popoli americani sono ormai due e si odiano reciprocamente e questo può aprire la strada a possibili evoluzioni separatiste che formalizzino le differenze, ormai antropologiche più che politiche, fra le due Americhe.

Si conclude la stagione sovranista ma, di fronte alla orrenda deriva del politically correct che ormai mette in dubbio la vita e la dignità dei suoi sudditi, si apre la strada di un’evoluzione politica che possa portare i vari attori rimasti a prendere il ruolo dei partiti cristiano democratici oggi passati armi e bagagli, come dimostrano le odierne intemerate di un ex DC come Boccia, sul lato dei globalisti. Quale possa essere la differenza fra un’evoluzione e una resa, lo scopriremo solo vivendo.

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