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Politica Italia

Emergency!

La politica anti Covid del governo annega nelle contraddizioni.

  1. A novembre ci erano stati imposti sacrifici con la prospettiva di salvare il Natale, adesso ci viene imposto di sacrificare il Natale per evitare la terza ondata a gennaio.
  2. Due settimane fa si vaticinava di Italia tutta gialla a Natale, adesso che 16 regioni sono gialle e cinque arancio si azzera il metodo dei colori e si impone a tutti il rosso senza alcuna giustificazione “scientifica” ma solo per evitare presunti “assembramenti”.
  3. Si era promesso per mesi di evitare misure nazionali e di procedere per zone e invece si fa una norma nazionale che prescinde completamente dalla situazione delle singole regioni;
  4. Il mitologico indice Rt (ma c’è anche qualcuno che dubita sia un indice), di cui non esiste peraltro una formula rintracciabile su internet che consenta un minimo di verifica e di replica, era presentato come strumento scientifico infallibile quando aumentava ma, adesso che è sceso sotto a 1, i suoi esiti vengono disattesi a favore di altri parametri ovviamente avvolti nella nebbia.
  5. Nell’ultima settimana si parlava addirittura di allentamento delle misure ma adesso una strambata improvvisa e immotivata pare condurci verso 15 giorni di zona rossa: possibile che Mutti Merkel abbia chiamato un’altra volta per imporre di non essere lasciata sola?
  6. Il governo ha lanciato il cashback per rilanciare gli acquisti nei negozi fisici ma, appena il meccanismo dimostra un minimo di successo, si parte subito con la criminalizzazione dei consumatori che in quei negozi si recano per usufruirne.

Boccia, all’interno del governo, fa la parte dell’isterico urlatore a caccia di assembramenti. Gli ultras del lockdown sono lui, Franceschini e Speranza ed è strana la convergenza di due ex democristiani con un estremista ma tant’è, è il segno del rimescolamento politico nel segno del Great Reset. Boccia evidentemente non ha visto gli assembramenti di nuovi poveri in coda per una ciotola di zuppa ma ha meso a fuoco solo quelli dello shopping. Ma ha visto pure male perché quelli che stigmatizza non sono “assembramenti” ma “affollamenti”: non siamo di fronte ad una folla compatta che si muove in modo omogeneo ma alla casuale, ancorchè prevedibile, concentrazione dei consumatori che si muovono individualmente nei luoghi dello shopping. Non è un corteo che marcia in modo univoco ma una massa di persone che si incrociano occasionalmente e per pochi istanti. L’app Immuni si basa sulla rilevazione della vicinanza ad un soggetto rivelatosi positivo per almeno un quarto d’ora, tempo che lascia ipotizzare un rischio di contagio: chi può ragionevolmente pensare che due persone estranee in fase di shopping stazionino a meno di un metro per oltre un quarto d’ora? Oltretutto le foto mostrano persone in tranquillo movimento che portano regolarmente le mascherine: si diceva, specie all’inizio quando forse c’era più paura ma meno ossessione ideologica, che le mascherine erano un rimedio all’impossibilità di mantenere la distanza di un metro dagli altri. E allora, se tutti portano la mascherina, dov’è il problema? E se invece la mascherina non è sufficiente, perchè imporre di indossarla?

Il cittadino qualunque, che vorrebbe vivere almeno scampoli di vita, continua ad essere, come in estate, il bersaglio della costante criminalizzazione a scopo educativo, repressivo e giustificativo per una classe politica che ha ampiamento perso, a tutti i livelli, non solo il controllo della situazione ma anche il contatto con la realtà. Ma in questo caso siamo al di fuori della logica: per quanto fosse prevedibile l’affollamento, come poteva un individuo, che ha posto in essere comportamenti non solo leciti ma addirittura incentivati dalle politiche governative, coordinarsi con migliaia di sconosciuti? Ed una volta trovatosi nel mezzo della folla, pur munito di presidi sanitari, cosa doveva fare? Fuggire a casa? Per quale motivo? Se il rischio c’era, toccava ai pubblici poteri prendere provvedimenti per limitarlo: con i centri commerciali chiusi e gli orari contingentati, gli affollamenti erano davvero imprevedibili? Perché non ci sarebbe dovuto essere affollamento in pochi luoghi centrali? E se si temeva questo, perché i sindaci non hanno chiuso le strade “pericolose” o almeno regolamentato gli accessi? E poi, se si ha paura degli assembramenti e mentre si recrimina su poche migliaia di persone in movimento per un breve periodo, perché si pianifica di riaprire le scuole nel mezzo della stagione influenzale quando ormai è evidente a tutti che i movimenti scolastici, in tutti i loro aspetti, sono stati il motore della seconda ondata? Ma certo, basta dire che il problema non sono le aule piccole o i trasporti affollati ma le occasioni di socialità che la scuola crea: sempre colpa degli studenti che attendono l’apertura dei cancelli unico momento in cui evidentemente il virus si attiva, sempre colpa delle persone che ormai, a tutta evidenza, vengono considerate solo come un problema sanitario, una massa di untori ed appestati.

Si conferma che il meccanismo delle zone è ubriacante, impedisce di percepire l’evoluzione delle condizioni della vita civile e scarica responsabilità su amministratori e colpe sui cittadini. Al contempo Governo e regioni si dimostrano incapaci e menzogneri e pure ciechi. Cavalcare il Covid è come cavalcare la tigre: se ti disarciona sono guai. De Luca era stato il primo a bluffare con la lotta al Covid ed a perdere, adesso è il turno di Zaia che si era proposto come paladino di un approccio alla pandemia più rispettoso delle persone che dovevano essere responsabilizzate e non oppresse. Di fronte alla recrudescenza si lamenta adesso che “non c’è più la paura di morire” come si fosse ancora ai tempi di Savonarola. Crolla il modello veneto, crolla l’alternativa politically correct a Salvini, crolla la figura di un ometto che, come molti altri, assiste ai rovesci della fortuna su cui sola ha basato la sua strategia. Il Covid ha evidentemente sconvolto le categorie politiche ed il rapporto fra governanti e cittadini se si ritiene che la paura della morte (ma non era Salvini l’imprenditore della paura?) possa essere un duraturo strumento di raccolta del consenso.

Il consenso attorno alle politiche terroristiche di governo e governatori non è certo basso: coinvolge anziani, dipendenti pubblici, pensionati, ceto medio basso, tutti soggetti che a vario titolo hanno poco o troppo da perdere. Ma non è evidentemente un consenso unanime: sono lontani da questa paura i giovani, le persone adulte, i lavoratori autonomi, chi semplicemente si è stufato proprio di vivere temendo di morire. Anche perché la morte ci sfiora tutti i giorni e soltanto l’ossessiva attenzione posta su una delle sue possibili cause fa assurgere quest’ultima ad unico rischio esistente. L’impressione è che le norme draconiane, a questo giro, siano state poco rispettate: nessuna autocertificazione, nessun controllo, mascherina e distanziamento sociale ma maggior circolazione rispetto alla primavera. Del resto le scuole sono in gran parte aperte, le fabbriche lavorano, molte attività commerciali sono in funzione. Hanno distrutto solo turismo e ristorazione ma le interazioni sono molto maggiori rispetto alla prima ondata ed in effetti il calo dei contagi si è ormai fermato assestandosi su un plateau che a primavera era stato invece annunciato ma non abbiamo visto. Sarebbe del resto da valutare anche quale sia stato, all’epoca, il contributo della stagione calda nella riduzione della pandemia.

Il governo è talmente debole da non riuscire neanche a litigare. Conte ed i suoi affondano nel consenso e nell’autorevolezza (i sondaggi, pur con qualche variante, registrano che, dopo mesi di stasi, il delta fra destra e sinistra ha ricominciato ad allargarsi) ma in questo caso la debolezza di ognuno diventa forza per gli altri. Conte ed i partiti di governo avvertono, ognuno per sé, il rischio di declino ma devono fermarsi ad un certo punto per evitare che la verifica esca dai recinti fissati (rimpasto, RF, servizi segreti) e scateni un tutti contro tutti ed un crollo del sistema che porti alle elezioni. Nel frattempo, i problemi si accumulano e non si risolvono e forse neanche Mattarella li sopporta più.

Il guastafeste del momento è Renzi che stamani scrive a Conte riproponendo il format della sua esperienza di governo: tante parole, tante simulate preoccupazioni sociali, tanti pensieri apparentemente alti, tante ambizioni epocali, tanti riferimenti culturali che coprono la poca concretezza programmatica ed invece la concreta attenzione ad obiettivi contingenti, in questo caso cabina di regia, MES, delega ai servizi segreti, rapporti dentro il governo. Evidenzio, per inciso che, fra tutte le critiche rivolte da Matteo a Conte, manca quella relativa all’utilizzo dei DPCM in luogo di più normali strumenti legislativi: quello che è violazione costituzionale per i potenti non lo è invece per i normali cittadini. Tutto lascia pensare che anche Renzi tema di farla troppo grossa ed allora un regolamento sulle questioni concrete ed un bel documento di 100 pagine e millanta parole sui nuovi orizzonti di legislatura potrebbero essere più che sufficienti per calciare avanti il barattolo. Nel frattempo, il Paese è incantato da flussi finanziari che, seppur modesti, non si fermano e nascondono problemi drammatici che tuttavia Supermario ha iniziato a disvelare.

Evidentemente l’emergenza adesso è cambiare questo governo inetto e cattivo e, non potendo realisticamente votare, il governo istituzionale sarebbe una soluzione preferibile allo status quo. Nel mentre, mi sembra intelligente la mossa di Salvini (o di Giorgetti?) che apre ad un governo del Presidente che sostituisca questi scappati di casa ed esca dalla bolla autistica in cui si sono rinchiusi. È la prima mossa politica posta in essere dalla Lega dopo la caduta del Conte I: può costare qualche voto adesso ma, nel mondo del dopo Trump ed in un occidente dove la classe media è travolta dalla crisi e dall’odio ideologico, apre la strada verso quel “mondo di centro” che tutti hanno cercato, senza riuscirci, di intercettare nell’ultimo lustro. Il centro destra, al di là di un po’ di apparenza, sta attaccato con lo sputo e la presenza di tanti governatori regionali, oltretutto molto frammentati per appartenenza politica, complica vieppiù la gestione. Questa situazione rivaluta il tentativo salviniano dell’estate 2019 perché alla fine le alleanze nascono solo attorno ad un pivot forte e, d’altro canto, il passaggio all’opposizione ha fortunosamente salvato quanto possibile del ruolo politico della Lega e del suo leader che, di fronte a questa pandemia che ha addirittura sconfitto Trump, sarebbero stati travolti. Se nell’immediato il celodurismo della Meloni potrebbe trarne vantaggio, nel medio periodo la strategia più razionale è quella di prendere il posto di quel grande partito di centro che fu la DC prima e FI poi. Del resto Salvini disse, mesi addietro, che voleva far rivivere l’eredità liberale di Forza Italia e quindi questa strategia sarebbe molto coerente con uno spostamento verso il centro. Le contraddizioni sono ancora molte (la prima, come si concilia la richiesta distribuzione a pioggia di sussidi con la vocazione liberale suddetta?) ma il percorso mi sembra obbligato.

Discussione

3 pensieri su “Emergency!

  1. Geniale trovata del Governo, contro gli “assembramenti” :
    vietare gli spostamenti tra Comune e Comune per tutto il periodo Natalizio… tranne per 3 giorni.
    Poi magari, quei disgraziati che scendono dai paesini per fare scorte e perchè no, qualche regalo, si sentiranno pure dare degli “scellerati irresponsabili” dal Boccia di turno.

    Applausi per il punto 5: l’Italia non può alzare la testa mentre la Germania l’abbassa (testa=PIL).

    Approfitto per fare i migliori auguri al blogger, ringraziandolo per i suoi articoli sempre brillanti.
    Buone feste.

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    Pubblicato da Graziella | 24 dicembre 2020, 16:51
  2. Buona quella del governo del presidente. Con un PdR così, cosa aspettarsi, un governo di sleepers! Giusto quello che ci vuole col paese nella tempesta. Circa Salvini, che è stato salvato dalla sua idiozia agostana e non solo agostana esentandolo da responsabilità di governo, beh, a uno così cosa vuoi chiedere… di farsi da parte in silenzio e scomparire. Di deficienti in giro ce ne sono pure troppi, come tra gli elettori.

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    Pubblicato da Ned | 28 dicembre 2020, 13:41

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