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Politica internazionale

Suicidi sovranisti

È difficile esprimere un giudizio definitivo su quello che è successo a Capitol Hill e sul ruolo di Trump nei disordini. La decisione di Twitter e di Facebook di bannare i post e poi di cancellare gli account del Potus rende impossibile ricostruire a posteriori la vicenda anche se qualcosa si recupera su Wikipedia. Certo, se si convoca una manifestazione alle porte del Campidoglio nel momento in cui si deve di fatto eleggere il nuovo presidente, qualche rischio deve essere messo in conto: come sempre qualche testa calda fra migliaia di persone la trovi sempre. Il tono del discorso di Trump era certo in linea con il tentativo di fermare un abuso e anche qualche twitt della prima ora sembrava far ipotizzare che il presidente uscente volesse mettere il cappello sull’assalto salvo poi recedere nelle fasi successive. Anche la mancata chiamata della guardia nazionale farebbe pensare ad un appoggio alla protesta che si è concluso con il golpe interno posto in essere da Pence che ha poi fatto lui la telefonata. Non sono chiare le responsabilità della polizia di guardia al Congresso, il cui atteggiamento connivente può essere al tempo stesso imputato a impreparazione, simpatia per i manifestanti o induzione in trappola, così come il ruolo degli antifa che sicuramente c’erano ma non in misura così determinante. Resta il fatto che l’unica persona che pare essere stata uccisa all’interno del palazzo era una chiara simpatizzante trumpiana. Nelle ore successive, vista la malaparata, The Donald ha fatto un passo indietro smarcando le proprie responsabilità da quelle della protesta, ignorando anche i quattro manifestanti venuti in qualche modo a morire per la sua causa e rimanendo quindi in quella terra di mezzo che, nei momenti topici, non porta mai bene ad un politico.

L’incidente è stato preso a pretesto per una moderna proscrizione sui social network con il che la notte dei cristalli, a cui il putch era stato assimilato, è stata invece realizzata dagli antifa e dai politicamente corretti. Evidente la ricerca della damnatio memoriae che impedisca non solo la sopravvivenza politica di Trump ma anche del trumpismo. L’America è in una condizione di lacerazione talmente grave da avere preoccupato anche gli antitrumpiani europei. Gli USA mancano evidentemente, nella loro storia, di una esperienza politica dichiaratamente autoritaria che faccia realmente percepire la gravità della censura applicata dai social network. Non aiuta neanche la natura ambigua dei social media (che si presentano come esperienze di tecnologia avanzata, infrastruttura tecnologica del mondo digitale, vetrina delle storie personali ma mai come imprese editoriali o spazi di dibattito politico di rilevanza pubblica) di cui ci si è rifiutati, fino ad ora, di vedere il ruolo determinante che hanno assunto nell’ambito del dibattito politico la cui regolamentazione non può essere rimessa a puerili codici valoriali endogeni e autoreferenziali che talvolta collidono con le costituzioni, senza considerare che la visione “privatistica” dei social stride con il mobbing attuato unanimemente da Google, Apple e Amazon contro l’altra “impresa privata” Parler.com che, avendo privatamente scelto di seguire una strategia diversa, alla faccia della libertà di mercato, è stata oligopolisticamente cancellata dal web. La censura mediatica conferma il ruolo preponderante che la tecnologia digitale ha ormai assunto in questi anni difficili ma occorrerebbe capire chi tiene il coltello. Apparentemente Zuckerberg e compagni sono tracimati in ruoli non loro ma alla fine si può anche pensare, visto quello che è successo negli USA il 3 novembre e dopo, che siano semplicemente ricattati dalla politica DEM che ha giocato il tutto per tutto per trasformare Trump in un accidente della storia. Ma facendolo rischiano anche loro: il web era considerato, fino a poco tempo fa, uno spazio interessante perchè sottratto all’egemonia cultural-mediatica del politically correct ma se la navigazione su FB diviene una replica della visione della CNN o del TG1 allora è probabile che il numero degli utenti cali e si riduca alla sola fascia giovanile con conseguente perdita di big data, di fatturato, di profitti e di valori di mercato.

Ciò detto, è la terza volta che un’esperienza politica sovranista di successo si risolve in un disastro: prima Strache in Austria, poi Salvini (anche se, col senno di poi, si è salvato dal disastro di governare al tempo del Covid) e ora Trump. Lasciando perdere il primo, incastrato con un metodo classico a cui per esempio Salvini è sfuggito, l’esperienza degli altri due evidenzia alcuni elementi comuni: schieramento compatto degli oppositori, mancanza di addentellati nel sistema, richiamo incessante al sostegno popolare come strumento di governo che si accompagna all’incapacità di utilizzare le proprie prerogative istituzionali (Trump avrebbe dovuto opporsi alle frodi elettorali attivando l’Insurrection Act e non con la piazza o con processi legali il cui esito era stato visto con la decisione della Corte Suprema del 14 dicembre), comunicazione pervasiva che copre la mancanza di strumenti mediatici di riferimento e, alla base, mancanza di una narrazione che possa creare egemonia culturale. È esattamente quello che hanno invece i sovranisti di successo polacchi, ungheresi e, se si vuole, russi. Ed è una lezione per il futuro: prima ancora che prendere i voti, sarà opportuno creare un ecosistema politico-culturale di riferimento che possa nutrire e sostenere il consenso politico. Era l’idea di Bannon e di Marion Le Pen che adesso sono in altre faccende affaccendati. Sono passati quattro anni senza avere costruito niente: prima ancora delle sconfitte elettorali, è questo il principale rammarico dell’ondata sovranista che adesso si è trasformata in risacca.

Discussione

Un pensiero su “Suicidi sovranisti

  1. Gli USA non hanno esperienze politiche autoritarie (recupereranno presto), ma l’Europa sì; ciò nonostante, il nuovo dispotismo che avanza, pare non preoccupare quasi nessuno. E la cosa paradossale, è che le vecchie dittature “sovraniste” europee, pur praticando l’ostracismo e la persecuzione delle opposizioni, hanno tuttavia portato Paesi sull’orlo del baratro a potenze mondiali. Hanno dato lavoro alla popolazione, creato strade, scuole, ospedali ed edilizia popolare; ragion per cui, si può comprendere come le popolazioni si siano lasciate guidare con un certo entusiasmo, verso politiche repressive e anche aggressive. Diversamente, la dispotica autocrazia attuale, crea disoccupazione, tensioni sociali, impoverimento e sgretolamento di scuola e sanità; in pratica, la sottrazione di libertà da parte di un’oligarchia dispotica, è riapagata da un sostanziale peggioramento della qualità della vita.
    Per questa ragione, sono certissima che il sovranismo non sia affatto ridotto a risacca, ma piuttosto a marea montante. La risacca semmai, la rappresentano i falsi sovranisti che non hanno più nulla da dire.

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    Pubblicato da Graziella | 12 gennaio 2021, 13:58

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