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Politica Italia

Conte End

Se c’è una cosa positiva che emerge da questa crisi di governo, è il ritorno ad una minima normalità della vita politica ed istituzionale italiana. Per la prima volta da gennaio 2020  le prime pagine sono state lungamente dedicate a temi che non riguardavano il Covid-19 e si è dimostrato che si può fare politica anche prescindendo dalla pandemia. Nel dibattito parlamentare si è discusso di Covid, certo, ma anche di economia, scuola, Recovery Fund, perfino di posti e di poltrone. È stato finalmente rotto l’incantesimo che ci tiene incatenati ad un evento che è certamente grave ma non di per sé devastante e che è stato strumentalmente utilizzato per stracciare la Costituzione, per distruggere l’economia e per imporre visioni ideologiche lontanissime dalle esigenze e dalla volontà della stragrande maggioranza dei cittadini. Ed anche per nutrire e sostenere le ambizioni solipsistiche di un ometto apparso dal nulla che da 12 mesi sembra nutrire sogni di potere assoluto lontanissimi non solo dalla sua forza politica ma dalle sue stesse capacità.

È bastato il bluff di un morto vivente come Renzi per dimostrare la vera pasta di cui è fatto Giuseppi Conte. Un ometto che, si dice, passa facilmente da un’opinione all’altra ma che più facilmente non ha alcuna reale opinione. Se il voto al Senato doveva essere la sua prova del fuoco, la replica ha mostrato un uomo in difficoltà, pesante nell’eloquio, puntiglioso e noioso nel rispondere, una ad una, alle accuse di Renzi, puerile nell’accomunare tradizioni politiche (popolarismo, socialismo, liberalismo) diversissime ma che evidentemente avevano, nella sua visione superficiale e disperata, il solo scopo storico di confluire in un unicum per favorire la nascita di un governicchio di raccattati che continuasse a nutrire le sue ambizioni. Patetico nell’autodifesa e penoso nella chiama, uno a uno, dei “costruttori” che potevano, in extremis, garantire qualche voto in più, chiama chiosata da complimenti e riconoscimenti marchianamente fasulli e degni di ben altri destinatari: “fine intellettuale” è una qualifica che nessuno intellettualmente onesto riconoscerebbe a tale Riccardo Nencini da Barberino del Mugello, residuo socialista dell’era craxiana che è sopravvissuto nei marosi della politica per quasi un trentennio travestendosi alla bisogna, ieri socialista, poi democratico, poi vivaista adesso contiano.

Se una critica a Conte è stata ripetutamente proposta sul blog, è proprio quella di essersi dimostrato ripetutamente puerile in molte manifestazioni. Conte sembra ignorare fatti risaputi e dinamiche della vita politica nazionale ed internazionale che appaiono ormai prevedibili in quanto ripetitive e, forse ispirato da Casalino, sembra adottare comportamenti in ambito politico ispirati ad una ingenuità così grossolana da essere imbarazzante. Una specie di Chance Gardener, magari più consapevole delle opportunità ma che pare veleggiare con inconsapevole leggerezza nel mondo dei vertici e delle trattative che pretende di dominare solo con la sua vuota logorrea e con le coreografie del suo mentore.

La pandemia ha sospeso la vita politica italiana ad un punto da cui da Renzi è poi ripartito, pari pari, un anno dopo. In questo anno si è affermata la mitologia di un capo politico mai votato il cui consenso e la cui legittimità si pretendeva riposassero sulla imaginifica efficacia dimostrata nel contrasto alla pandemia e sulla straordinaria capacità di reperire fondi europei. L’apogeo lo ha raggiunto a luglio quando la pandemia ha smesso di mordere e l’UE sembrava avere aperto il borsellino ma l’autunno ha spazzato via le ambizioni di superomismo mettendo a nudo la totale incapacità dimostrata nella gestione sanitaria, nella programmazione economica e nella tutela della vita civile. Le divisioni europee (ultima la caduta del governo olandese) che sembrano rinviare alle calende greche la definitiva approvazione dei parlamenti nazionali sono niente di fronte alla modestia della progettazione italiana sottoposta ai ministri ed ai commissari UE. La carenza di esperienza amministrativa reale spinge questo poveretto ad agire da leguleio così affogando in un mare di parole la sua incompetenza economica e la sua sostanziale estraneità ai meccanismi burocratici europei. Ma questo sarebbe il meno perché il più è rappresentato dall’enorme conflitto di interessi che lo ha opposto agli interessi della nazione e che ha portato avanti per un anno con l’avallo di un sistema mediatico trasformato in megafono di propaganda. La sua ignoranza in materia economica e la sua cultura eminentemente assistenzialista lo hanno portato ad identificare l’economia con la spesa pubblica a sua volta utilizzata come mezzo di facile consenso in un sistema di voto di scambio portato alle estreme conseguenze. Conte sembra concepire un solo strumento di politica economica, il debito, utilizzato come leva per una scalata politica alle alte cariche da compiere in tempi rapidissimi e prima che le rate vengano a scadenza. È difficile immaginare un approccio più dannoso di questo ed il Paese, come francamente era facile prevedere, ne è uscito stravolto.

Cresciuto nel vuoto pneumatico della dittatura sanitaria e massmediatica, Giuseppi si è trovato a disagio nel momento in cui il più improbabile degli avversari si è messo di traverso. Partito con l’intenzione di asfaltare Renzi, si è trovato invece in grave difficoltà disavvezzo com’è alla politique politicienne, disciplina in cui non valgono i massimi sistemi ma i più prosaici scambi. Dopo essersi fatto scappare il Bomba, che a ottobre avrebbe comprato con un solo ministro in più, non è neanche riuscito a reperire qualche pezzente della politica, neanche dopo la chiamata alle armi di Mattarella e nonostante il grand’uomo si sia abbassato ad elemosinare l’aiuto di Mastella. È il segno del declino politico che ha intrapreso, costellato di conigli che si fanno eroi e di bagattellari che se la tirano per tirare sul prezzo. Magari il governo andrà avanti, in fondo la scadenza del semestre bianco non è lontanissima, ma il Conte moment è finito. D’ora in avanti dovrà pagare le cambiali firmate e rilasciarne di nuove, i pieni poteri si li può sognare, il logoramento sarà quotidiano e le trattative indicibili all’ordine del giorno. Arriverà ad agosto, se ci arriverà, ben rosolato da PD e M5S, fuori da qualsiasi opzione quirinalizia e, a quel punto, facile capro espiatorio del molto che non andrà. Che poi le elezioni, riffa raffa, a quel punto non saranno più tanto lontane ed il M5S potrebbe avere interesse a scaricare un soggetto con un’eredità ingombrante. Il partito di Conte, poi, vale oggi il 6%, la metà di Scelta Civica che già prima del voto del 2013 volava molto più in alto: chissà se al prossimo giro entrerà in Parlamento.

Non mi illudo di grandi cambiamenti: la situazione attuale è dominata da poteri forti rispetto ai quali anche la Merkel pare una cameriera. Ma per lo meno la situazione si è un po’ sbloccata, la politica è tornata in campo, qualcuno ha detto che il re è nudo e che la democrazia non può fermarsi di fronte alla pandemia, il resto seguirà per la naturale competizione partitica. Non è molto ma è già qualcosa.

Discussione

2 pensieri su “Conte End

  1. Se la memoria non m’inganna, a pressare per chiudere tutto, sono stati soprattutto i governatori, Lega compresa e anzi in testa. Su Renzi, personalmente non vedo merito alcuno se non quello di ritagliarsi un futuro politico. L’unica cosa prevedibile aprendo una crisi oggi, è che in nessun caso si arriverà al voto. Quindi, grazie a Renzi, il declino politico si farà più marcato, spingendo l’Italia nelle mani di un governo più opportunista e meno responsabile verso l’elettorato.

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    Pubblicato da Kuma | 29 gennaio 2021, 9:41
  2. Proprietà commutativa in politica:
    “cambiando il nome del firmacarte, il contenuto delle carte non cambia .”

    Quello che servirebbe, è grande coraggio e una rivoluzione culturale.
    Se attualmente è impossibile, ancora meno lo sarà in futuro, visto l’impegno con cui si coltivano ignoranza e accondiscendenza. Dovremo toccare il fondo, prima di risalire.

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    Pubblicato da Graziella | 30 gennaio 2021, 11:52

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