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Politica Italia

Benvenuto, Mario

Quando venerdì Mattarella aveva chiamato Fico affidandogli il mandato esplorativo, molti commentatori avevano parlato di “mandato lungo” perché durava ben quattro giorni. Ma di grazia, come si potevano risolvere in quattro giorni dissidi politici, programmatici e personali che perduravano da un anno e che erano stati congelati solo dal Covid e dall’uso strumentale che Conte ne aveva fatto? Il contrasto fra Conte e Renzi era chiaramente non  componibile e l’esplorazione, complice anche la modestia personale dell’esploratore a cui era stata affidata, è risultata imbarazzante soprattutto per la dimostrazione che esisteva un enorme iato fra la percezione della situazione che albergava nei palazzi e quella che invece dilagava nelle strade.

Di Renzi si può pensare il peggio ma alcune considerazioni vanno fatte. La prima, è che il rottamatore continua ad essere tale e, mentre ha ampiamente dimostrato di non avere capacità politica di lungo periodo, è sicuramente senza rivali nella politique politicienne riuscendo a mettere alla cintola un ennesimo scalpo dopo quelli di D’Alema, Prodi, Letta e Salvini. Non diventerà per questo l’idolo delle folle, anzi, ma qualche volta (e questa è una di quelle) giova avere un killer politico. La seconda è che le ragioni di Matteo si sono dimostrate progressivamente sempre più valide e fondate alla luce dello spettacolo pietoso andato in scena in questi giorni che ha dipinto uno scenario da 8 settembre e che ha messo in luce una crisi politica che ha rapidamente assunto caratteri sistemici, dimostrando la vacuità della maggioranza e l’inconsistenza dei suoi protagonisti a partire dall’ex premier. Una situazione di stallo che ha determinato la caduta della capacità di comando e il blocco dell’apparato statale che pure si era caricato di compiti epocali. Esempio ne è l’increscioso susseguirsi di comunicati dell’AIFA che, in rapida successione di tempo, autorizzavano il vaccino Astrazeneca (l’unico, per inciso, che per volumi di produzione, costo e facilità d’uso può consentire la rapida conclusione almeno di questa fase della pandemia) per tutti ma cripticamente consigliandolo solo agli under 55 (cioè a coloro che meno ne hanno bisogno), poi lo estendevano agli over 55 in buone condizioni di salute (indipendentemente dal fatto che esse attengano a chi è nato nel 1965 o nel 1921) ed infine lo riconducevano di nuovo agli under 55 ma estendendo pure a loro l’ulteriore vincolo di essere in buone condizioni di salute. Il tutto mentre l’EMA lo autorizza per tutti e le consorelle francese e tedesca per gli under 65. È chiaro che siamo di fronte ad una fuga dalle responsabilità nel più puro stile burocratico italiano che si accompagna ad una drammatica incomprensione della situazione e al disprezzo, peraltro giustificato, nei confronti dei vertici politici del Paese. La terza è che Renzi si giocava l’ennesima partita della vita e che quindi gli accordi di cui si vociferava e che si riducevano al riconoscimento di un ruolo magistrale per la Boschi, prima ancora che infondati, erano insensati: non ti prendi rischi politici enormi solo per mettere la ganza al Ministero delle Infrastrutture. L’obiettivo minimo non poteva essere che la discontinuità del governo con la testa di Conte servita su un vassoio d’argento ma poi la debolezza degli altri lo ha indotto a puntare al bersaglio grosso del governo istituzionale. E così è stato.

Se Draghi si prende in carica un tale casino (nei prossimi 3 mesi ci saranno comunque buoni 20/25.000 morti) vuol dire che probabilmente gli è stata garantita un’ampia maggioranza che lo possa proteggere dagli agguati, volta a volta, di Renzi o di Dibba. E vuol dire, probabilmente, che gli è stata garantita, fra un anno esatto, l’elezione a Presidente della Repubblica, un po’ per sfuggire ad un ruolo comunque ingrato e storicamente di breve durata e un po’ per avviare un programma settennale di riforma del Paese che oggi si dimostra assolutamente necessario. Vuol dire anche, probabilmente, che gli USA hanno ripreso posizione in Italia chiudendo ad un tempo la stagione “cinese” della politica italiana e quella di disinteresse e confusione della gestione Trump (non è stato mai spiegato chiaramente perchè l’ex presidente americano abbia favorito la nascita di un governo che aveva sfumature chaviste). E facendolo con il loro massimo riferimento in loco, e non con un semplice gauleiter, riconoscono all’Italia un ruolo rilevante che la può trarre fuori dall’asservimento perseguito invece dai vertici europei.

La pandemia non si è finora accompagnata a sommovimenti politici e sociali rilevanti perché i suoi effetti sono stati sterilizzati dalla spesa pubblica impazzita che l’ha accompagnata. Questa possibilità era evidentemente limitata al breve termine ed è stato un errore della precedente maggioranza quello di pensare di poterla trasformare in un dato strutturale. Adesso i nodi vengono al pettine, la crisi sanitaria è già divenuta crisi economica e sociale e, per questa via, politica aprendo la strada ad una fase di riassestamento della portata di quelle del 1992 (segnata dalla nascita di Forza Italia) e del 2013 (con l’avvento dei grillini). Niente rimarrà com’è e diventa essenziale, per chi sguazza nella politica, capire come muoversi.

Sicuramente da questa fase di crisi escono sconfitti e vincitori. Si chiude l’esperienza pentastellata segnata da fratture interne, incapacità personale, inconsistenza politica, grettezza etica e delirio ideologico. Il M5S è pronto a dividersi in due fra i realisti di Di Maio ed i pasdaran di Di Battista mentre Grillo pare essersi concesso l’ennesima fase di riposo che prelude, in presenza di una tale spaccatura, alla fine del suo ruolo di garante. È drammatica anche la crisi del PD che, incomprensibilmente impiccatosi nella difesa di un leader non solo esterno al partito ma pure intriso di una cultura politica puerilmente caudillista, ha dimostrato la caduta della cifra politica della sua classe dirigente (del resto stiamo parlando di Zingaretti e Bettini, due prodotti della politica romanesca assurti, per motivi ignoti, ai vertici del partito) ormai speranzosa solo in un quieto vivere che le permetta semplicemente di occupare posti in mancanza di una qualsiasi proposta politica, di fatto riducendosi a partito di sottogoverno alla stregua di un novello PSDI. Dall’altro lato, Renzi vince una partita drammaticamente esistenziale e apre davvero spazi politici per la sua creatura, spinge il PD all’estrema sinistra e distrugge i pentastellati. L’altro vincitore è Berlusconi che, per il solo fatto di avere tenuto insieme FI, adesso è fra quelli che danno le carte.

Come detto per anni ed in molteplici occasioni, ritengo che Draghi sia l’unico soggetto in Italia che, per storia (invero solo recente), carisma e credibilità, può incarnare l’unità nazionale e ricomporre le fratture sociali, economiche e territoriali che si sono manifestate. Con lui economia, produzione e investimenti verranno presumibilmente rimessi al centro del discorso chiudendo le stagioni delle decrescite felici e della distribuzione a pioggia di ricchezza che non c’è. Il prestigio di cui gode dovrebbe permettergli anche di ricomporre l’apparato pubblico dilaniato da contrapposizioni e prima ancora privo, oggi, di un senso e di un obiettivo. Da oggi, la pandemia diventa una parte del problema e non la cornice permanente di un preteso progetto politico personalistico e dissolutivo.

Il governo tecnico segna l’ennesima crisi della classe politica italiana e prelude a profondi cambiamenti. I precedenti sono quelli di Ciampi nel 1993 e di Monti nel 2011. Al netto del fatto che i tempi dei governi tecnici si stanno evidentemente riducendo, credo tuttavia sarebbe improprio fare un paragone stretto con Monti. La crisi di oggi non è una crisi di finanza pubblica come lo era nel 1993 e nel 2011: il rendimento del decennale è adesso dello 0,652% e lo spread di 112 e non credo che, con Draghi al governo, questi valori aumenteranno nei prossimi giorni, anzi. L’atteggiamento conciliante delle banche centrali non è un favore reso al Belpaese ma una necessità sistemica e perdurerà per almeno altri 18 mesi, salvi dati peggiorativi su pandemia ed economia. La crisi attuale è invece quella dell’economia privata e ciò rende la situazione più simile a quella del 1945. Ci saranno sicuramente interventi di riforma e razionalizzazione ma non credo che si farà macelleria sociale come nel 2012 perché sarebbe inutile e perché il Paese, differentemente da 10 anni fa, non è consenziente né preparato ad un simile esito. L’obiettivo è piuttosto quello di raccordare strettamente e stabilmente il percorso italiano con quello dell’UE il che può piacere o no ma, di fatto, è oggi inevitabile.

Se le qualità dell’uomo sono molte e rendono la sua ascesa inevitabile in un momento in cui la politica è priva non solo di idee ma addirittura di qualità personali, non si possono neanche nascondere i dubbi. Il suo passato remoto (Britannia 1992) non rassicura del tutto sulla sua vocazione nazionale ma, come detto in altri post, è pur vero che dal 2012 ha stabilizzato le finanze pubbliche piegando le resistenze nord europee, evitando il default e regalando, fra l’altro, anni vita ad un ceto politico che, in realtà, dimostra oggi di non essersi mai ricostituito dopo il precedente governo tecnico. A partire dall’articolo sul Financial Times di Marzo 2020, le sue posizioni, inizialmente molto favorevoli alla spesa pubblica si sono progressivamente un po’ stemperate ma anche l’ultimo paper del G30 che presiede parla comunque di investimenti sostenuti dagli stati. Non sembra, oggi, il viatico di un cultore dell’austerity. A livello internazionale, forte anche del supporto USA, la sua caratura è al livello perlomeno di quella di Macron e sicuramente superiore a quella di Laschet che succederà alla Merkel. I rischi ci sono ma mi sembra evidente che dobbiamo correrli perché l’alternativa sarebbe stata un Conte III dilaniato e diretto verso il baratro e comunque la persona merita una iniziale fiducia.

Il centro diventa uno spazio politico decisivo e chiama alla responsabilità le forze di destra. Draghi oggi, come De Gasperi nel ’45, può essere “sovranista” nell’unico modo in cui è realmente possibile esserlo, non con proclami, contrapposizioni e dichiarazioni di forza ma con una concreta e minuziosa difesa degli interessi nazionali in un quadro difficile che ci vede oggettivamente debolissimi. Autoesclusasi la Meloni, la chiamata è per Salvini: l’odierno suicidio politico di Conte compensa il suo del 2019 e, dopo essersi fortunosamente salvato dalla tempesta Covid che ha spazzato via Trump e, quindi, avrebbe travolto prima lui, dovrebbe auspicabilmente dirigersi ad occupare il centro ex democristiano ed ex forzista oggi poco presidiato ma insidiato dall’exploit di Italia Viva e dalla tenuta di Forza Italia che, trasformandosi in partito del Presidente, può trovare in Draghi un “successore” di Berlusconi. Del resto la corsa verso il centro sarà una costante della politica europea a partire dal probabile riposizionamento della CDU post Merkel. Il governo Draghi otterrà, almeno inizialmente, il consenso di larga parte dei media e dell’opinione pubblica e ciò renderebbe plausibile un sostegno che produrrebbe diversi effetti positivi: rientrare nell’ambito governativo dopo la crisi del 2019 e con la prospettiva di dire almeno qualcosa sulla gestione del Recovery Fund; accreditarsi all’estero come partito consistente e responsabile; confrontarsi con un’esperienza di governo strutturata che favorirebbe la crescita politica dei propri quadri e rafforzare i legami con gli apparati statali che condizionano in modo determinante l’efficacia dell’azione di governo. Del resto la situazione è talmente grave e Super Mario così onusto di riconoscimenti e credibilità internazionale che nessuno lo vorrà logorare con i metodi del passato: le ONG non lo sfideranno e la Tunisia comincerà improvvisamente a collaborare per mettere le sue migrazioni sotto controllo. Anche sul lato controllo delle migrazioni potrebbe quindi valere la pena puntare una chip sul governo.

Mattarella ne ha quindi fatta una giusta anche se in modo sbagliato. Pauroso il discorso con cui esclude le elezioni perché, come secondo lui dimostrato da altri paesi, sono causa di morti. Se fosse per lui, quindi, non ci sarebbero stati Risorgimento e Resistenza perché fonti di disagi, stenti, malattie e decessi. Dispiace sentire questi ragionamenti provenire dal vestale della Costituzione ma portiamo pazienza: 364 giorni da oggi e anche lui sarà un ricordo. Come quell’altro tizio che si era creduto duce, sì proprio lui, il cognome mi sfugge ma di nome faceva qualcosa come …. Giuseppi.

Discussione

3 pensieri su “Benvenuto, Mario

  1. Non è la prima volta che il blogger manifesta se non entusiasmo almeno simpoatia verso supermario. Personalmente lo ritengo un Monti più giovane (e più capace), ma sempre un Monti. L’ordine di sostituzione arriva dall’alto e si è messo sù il teatrino per eseguirlo. Fesso Giuseppi a non aver capito l’aria che tirava. D’altra parte Quos Deus perdere vult, dementat prius. Per il resto, mi fido del giudizio di Cossiga: <>.

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    Pubblicato da edoardo | 3 febbraio 2021, 9:10
  2. Analisi come al solito interessante e ricca di spunti. Certo Draghi è una soluzione ottimale per il prestigio internazionale del Paese, ma purtroppo non sono affatto convinto che non farà macelleria sociale. Magari senza quegli accenti sociopatici della coppia Monti-Fornero, ma anche lui darà seguito alle richieste della Germania e della UE, e il rilancio degli investimenti pubblici sarà compensato da inevitabili tagli alla spesa sociale e pensionistica, senza escludere il ricorso a patrimoniali o prelievi forzosi. Per questo, un appoggio della Lega mi sembra al momento tutto da verificare, certo l’ala centrista europeista di Giorgetti non vede l’ora di votarlo, ma è chiaro che questo vorrebbe dire addio alla linea nazional-sovranista che ha portato il Carroccio dal 5 al 25%. Condivisibile al 100% il commento su Mattarella, che ci ha in sostanza spiegato come la democrazia sia una variabile dipendente da fattori imprevedibili e che le elezioni potranno essere sempre rinviate ricorrendo ad emergenze vere o presunte.

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    Pubblicato da Gianni | 3 febbraio 2021, 10:43
  3. Diversi blogger, oltre ad Average Joe, mostrano entusiasmo per l’arrivo di Draghi.
    Sull’inconsistenza e incapacità del passato governo c’è poco da obbiettare.
    Anche sulle competenze di Draghi riguardo i meccanismi della finanza e la stima internazionale.
    Tuttavia, tolta qualche dichiarazione, l’operato di Draghi non depone a favore del personaggio.
    Spero di sbagliarmi, credendo che l’entusiasmo sia dovuto più alle speranze che a fatti concreti.
    Vedo una certa similitudine con il 2011. L’Italia è sempre un pericolo per l’UE…

    Nel 2011 le sinistre, stappavano champagne all’arrivo del ‘tecnico di livello’ che detronava il demone Berlusconi. Sappiamo com’è finita. Ora speriamo che non accada lo stesso, ma a specchio.
    Basta aspettare e ovviamente, sperare per il meglio.

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    Pubblicato da Graziella | 7 febbraio 2021, 17:17

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