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Politica Italia

Mezzo pieno e mezzo vuoto

Un governo di coalizione è sempre un bicchiere a metà, vederlo vuoto o pieno dipende da molte considerazioni.

A dispetto delle previsioni, il nuovo governo ha una connotazione partitica forte anche se del tutto inusuale in Italia. Tiene insieme un vasto arco parlamentare che va da LeU alla Lega: dal punto di vista politico, si spinge ben oltre i confini non solo dei governi di solidarietà nazionale del ’76-78 (nessun ministro PCI) ma anche di quelli della fase iniziale del governo Ciampi del 1993 che, per una settimana, comprese ministri PDS ma con Rifondazione, Lega e MSI all’opposizione. Si supera una doppia conventio ad excludendum verso FI e Lega. La natura apparentemente moderata e dialogante dei ministri di ogni partito potrebbe porre le basi per una prima conciliazione fra forze opposte in vista di una reciproca legittimazione che renda le prossime alternanze fisiologiche e pacifiche. Pare che si vada in una direzione diversa rispetto a quanto avvenuto in USA a gennaio.

Il governo si presta a diverse considerazioni: prevalgono i politici ma i tecnici hanno in mano i ministeri più pesanti; i settentrionali sono ben più numerosi dei meridionali; le donne sono poche ma, anziché alzare belati vittimistici, si potrebbe cominciare a chiedersi come mai, quando si cerca l’eccellenza e non l’identità, appaiono solo esseri umani con cromosoma XY; c’è una forte componente mattarelliana con le sue follower agli interni e alla giustizia (la difesa dipende dalla NATO); Conte non c’è ed anche i contiani lasciano poche tracce di sé; i ministri del Conte II confermati sono nove ma non credo che questo fatto sia più di tanto significativo: se il direttore cambia e cambia la musica, i suonatori si adatteranno. I politici sono dosati con il bilancino del Cencelli per PD e M5S mentre nelle fila della destra si premiano gli anti o a-sovranisti: difficile che Draghi abbia fatto tutto di sua sponte mentre è più probabile una manina quirinalizia.

FI fa un po’ la fine del marito becco: la prima ad esporsi e quella che ottiene di meno. Tre ministri senza portafoglio e con dicasteri problematici: la PA è un mare magnum dove Brunetta si era già perso in ben altre condizioni, Gelmini e Carfagna si elideranno a vicenda: l’autonomia regionale, se si farà, sarà contro il sud e viceversa il sud si opporrà a qualsiasi autonomia rafforzata. Inoltre, voglio vederle a coordinare 21 regioni dove i presidenti forzisti si contano forse su tre dita. PD e M5S devono metabolizzare un ovvio ridimensionamento mentre la Lega deve capire cosa è successo: gli esponenti ministeriali non sono puramente salviniani, non hanno voce in capitolo su questioni politiche, subiscono l’onta della conferma della Lamorgese ma, in compenso, hanno in mano i ministeri di spesa che gestiranno buona parte dei teorico mezzo trilione che verrà investito (speriamo non gettato) nei prossimi anni. Insieme alle 14-15 regioni amministrate dal centro destra, la potenza di fuoco è enorme e può condurre ad un nuovo partito moderato che prenda il posto della defunta DC. La strada indicata (suggerita?) è quella della moderazione e dell’economia e non quella identitaria: a quella eventualmente ci penserà la Meloni. Da capire se ad un partito moderato italiano sarà consentito trattare l’immigrazione come fanno i partiti moderati nord ed est europei. La DC aveva del resto un’articolazione di correnti e referenti che garantivano un’offerta politica ampia ed articolata, cosa che un uomo solo (si chiami esso Salvini, Renzi o Conte) non può fare: nella DC il segretario non è mai stato premier, potrebbe essere una lezione utile anche per la Lega.

Il metodo è stato apparentemente innovativo: apparentemente i partiti sono stati cooptati ma senza discussione e preavviso, hanno ricevuto una chiamata alla fine e stop. Non so se questa interpretazione corrisponde davvero a verità ma probabilmente questo governo avrà una cifra comunicativa diversa da tutti quelli precedenti a partire dal 2013: più lavoro e decisioni definitive e meno indiscrezioni e apparecchiature a uso telecamere. Dopo Pasqua la luna di miele finirà, ovvio. Ma tanto le scadenze sono serrate: 2 agosto e 2 febbraio (e magari 4 settembre 2022). Dopo, altro giro ed altra corsa.  

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