//
stai leggendo...
Stats

Con Covid

Dal 2004 è attivo il Sistema nazionale di sorveglianza della mortalità giornaliera (SiSMG) che è coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia SSR Lazio – ASL RM1. Il sistema consente di:

  • monitorare,  in tempo reale, il numero di decessi giornalieri nella popolazione  e di segnalare  eccessi di mortalità al fine di attivare in tempi brevi interventi di risposta all’emergenza
  • effettuare tempestivamente una valutazione dell’impatto sanitario di eventi meteorologici estremi (ondate di calore, freddo, piogge intense) e di altri fattori di rischio (epidemie influenzali, inquinamento atmosferico).

Il SiSMG include 34 città (capoluoghi di regione e città con oltre 250,000 abitanti; (Aosta, Bolzano, Trento, Torino, Milano, Brescia, Verona, Padova, Venezia, Trieste, Genova, Bologna, Firenze, Perugia, Ancona, Roma, Rieti, Viterbo, Civitavecchia, Frosinone, Latina, L’Aquila, Pescara, Napoli Campobasso, Potenza, Bari, Taranto, Cagliari, Catanzaro, Reggio Calabria, Palermo e Messina) e copre circa il 20% della popolazione Italiana. L’Ufficio Anagrafe dei Comuni trasmette giornalmente al Dipartimento di Epidemiologia SSR Lazio-ASL RM1 dati anonimi relativi alle denunce di decesso entro 24-72 ore dalla registrazione del decesso con informazioni anagrafiche (genere, data di nascita) e dati relativi al decesso (luogo del decesso, morte avvenuta per causa naturale/causa violenta). I dati del SISMG fanno parte del network europeo di sorveglianza EuroMOMO, che pubblica un bollettino settimanale sulla sorveglianza della mortalità in 19 paesi Europei.

Il SiSMG produce rapporti settimanali su un sottocampione di 19 città e un report periodico completo sull’andamento della pandemia reperibile a questo indirizzo: http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioPubblicazioniNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=3015

Data la tempestività e l’ampia copertura territoriale, i dati SiSMG sono normalmente considerati un valido proxy di quelli generali che l’Istat produce con una certa lentezza. L’ultimo report è riferito al periodo 1 settembre – 2 febbraio 2021 ed i risultati sono indicati distintamente per città del nord e del centro sud Italia. Come risulta dalle note metodologiche, il valore atteso (baseline) viene definito come media settimanale sui dati di serie storica (5 anni precedenti) della mortalità giornaliera e pesato per la popolazione residente (dati ISTAT) per tener conto dell’incremento della popolazione anziana negli anni più recenti. I grafici indicano i valori medi giornalieri dei decessi su base settimanale confrontati con la baseline e inseriti in un intervallo di confidenza che definisce la “pista” in cui il grafico è inserito.

Ciò detto, i grafici per nord e centro sud Italia aggiornati al 2 febbraio sono i seguenti:

Se ne deduce che, a partire dalla settimana 23/29 dicembre 2020 entrambi i grafici sono rientrati nell’intervallo di confidenza. In altri termini, a partire dall’antivigilia di Natale la mortalità e’ rientrata nei normali parametri dell’era pre Covid ed il Covid non sembra avere più avuto un’incidenza sostanziale sulla mortalità, almeno nelle città campione. Il report evidenzia come la mortalità sia del 5/6% superiore all’atteso ma, specie per il centro sud, scostamenti di analoga dimensione percentuale sembrano esserci già stati in primavera e in estate. In ogni caso, si tratta di oscillazioni comprese in un intervallo di confidenza che devono essere considerate come fluttuazioni normali del fenomeno statistico. È da evidenziare che, fino alla fine di questo mese, la baseline e l’intervallo di confidenza saranno privi di qualsiasi effetto della pandemia da Covid il cui primo decesso fu refertato solo il 24 febbraio 2020.  Il rientro del grafico di mortalità nell’intervallo di confidenza pare confermare che il fenomeno pandemico è in fase di remissione così come la crescita di novembre si è effettivamente accompagnata ad un significativa mortalità in eccesso (+21.000 decessi nel mese in Italia rispetto alla media quinquennale). Sarà interessante verificare questa ipotesi con i prossimi dati Istat sulla mortalità di dicembre e gennaio.

Al contempo il numero settimanale dei morti per Covid-19, calcolato sugli stessi intervalli temporali, si mantiene tuttora su valori abbastanza alti come dimostra il grafico che segue (elaborazione su dati Protezione Civile).

Quindi le migliaia di morti imputate settimanalmente al coronavirus non sembrano spingere verso l’alto (almeno non eccessivamente) la normale mortalità stimata sulla base di dati storici relativi a periodi privi di Covid. Perché questa discrepanza? Un’ipotesi è che la diagnosi di decesso per Covid-19 sia sovrastimata a partire dai criteri che la determinano. In effetti, le regole statistiche vigenti prevedono che il decesso di un soggetto trovato, in passato, positivo al Covid-19 venga imputato a questa patologia anche se il soggetto si era nel frattempo negativizzato ed era intercorso un periodo di tempo fra la positività ed il decesso. La probabilità che un decesso possa essere imputato al Covid-19, stante queste regole, è direttamente correlata alla numerosità dei positivi ed al tempo trascorso dalla diagnosi. Dato che le diagnosi di positività al Covid-19 ammontano ormai a diversi milioni e risalgono ormai a diversi mesi, aumenta di molto la probabilità, in base a queste regole, che siano imputati a Covid-19 decessi avvenuti per altre cause. In altri termini, saremmo nella classica di situazione di morti “con” Covid con il Covid-19 che starebbe assorbendo, in termini statistici, parte dei decessi che si sarebbero comunque verificati ma che, in sua mancanza, sarebbero stati attribuiti a cause diverse. Ciò parrebbe essere confermato dalla risalita dell’età media dei deceduti che ha raggiunto gli 83 anni (81 maschi, 86 femmine) quindi superando il dato medio generale (circa 81) senza neanche tener conto della maggiore prevalenza di decessi di maschi rispetto al totale generale dei decessi (57% vs. 43% contro 48% vs. 52%): se la distribuzione fra i sessi della mortalità per Covid rispecchiasse quella media generale, l’età media dei deceduti per Covid sarebbe ancora più alta. Il dato paradossale di questa situazione è oltretutto quello di imputare al Covid decessi di persone che il Covid, a suo tempo, l’avevano superato ed erano guarite.

In ogni caso, il caos statistico permane dopo un anno dall’inizio dell’emergenza. Non disporre di dati attendibili impedisce di prendere decisioni razionali atteso che la statistica si chiama così perché, in origine, la si considerava scienza necessaria al governo degli stati. Speriamo che un uomo di numeri porti qualche miglioramento anche in questo campo.

Discussione

Trackback/Pingback

  1. Pingback: UN PO’ DI INSALATA MISTA | ilblogdibarbara - 22 febbraio 2021

  2. Pingback: Sfumature di rosso | Average Joe - 12 marzo 2021

  3. Pingback: I Dati, i Dati! | Average Joe - 4 aprile 2021

  4. Pingback: Controcifra | Average Joe - 8 aprile 2021

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: