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Coronavirus, Stats

Sfumature di rosso

Quella che segue (elaborazione su dati Protezione Civile https://github.com/pcm-dpc/COVID-19/tree/master/dati-andamento-nazionale) è una tabella riepilogativa dei principali indicatori dell’andamento della pandemia da Covid-19 a partire dal primo di ottobre. Le settimane vanno dal giovedì al mercoledì per sfruttare tutti i dati disponibili.

La settimana 44 è quella in cui (il 3 novembre) venne emanato il DPCM che creava il sistema delle zone. Nelle settimane precedenti, a partire dai primi di ottobre, si erano susseguiti altri DPCM con misure progressivamente sempre più restrittive che avevano tentato di arginare, senza esito, la crescita di contagi, ospedalizzazioni, terapie intensive e decessi. La seconda ondata si legge nelle percentuali di incremento del numero settimanale di positivi che, per tre settimane di fila, tende al raddoppio (+104%, +98%, +82%). Gli effetti della colorazione delle regioni, a cui si erano peraltro aggiunte misure specifiche per il fine anno, si vedono a partire dalla settimana 47. Il trend decrescente, per i positivi, si ferma apparentemente alla settimana 8 del 2021 ma occorre notare che, a partire dalla settimana 3, comincia ad aumentare significativamente il numero dei tamponi e, corrispondentemente, ad abbassarsi la percentuale di positività che improvvisamente si dimezza. Niente di strano perché dal 16 gennaio la protezione civile comincia a ufficializzare i dati dei test antigenici rapidi che prima non erano computati al denominatore del rapporto mentre il numeratore conteneva anche i valori relativi agli esiti positivi che essi generavano. Di fatto, questo sottile imbroglio sovrastimava i valori percentuali delle settimane precedenti di 2 o 3 volte.

Per l’appunto, è circa a metà gennaio che si comincia a parlare di un nuovo parametro – i nuovi infetti settimanali per 100.000 abitanti – che era stato usato mesi addietro per denigrare la Svezia ma che non era mai entrato stabilmente nel dibattito. Si fissa la soglia a 250/100.000 e si comincia a tamponare senza pietà avvicinandosi alla soglia di 400.000 tamponi/settimana richiesta a gran voce da molti virologi. Di fatto, è un rastrellamento a tappeto che, partendo da un positivo, interessa decine di altre persone che, pur sane, vengono costrette a giorni di reclusione in attesa dei tamponi: a scuola è normale vedere colleghi che, in presenza di un positivo in una classe in cui insegnano, rimangono in DAD per molti giorni prima di avere il tampone negativo che li libera di nuovo. È chiaro che il numero assoluto dei nuovi positivi dipende da quello dei tamponi effettuati e che se ne faccio tanti ne troverò di più anche se l’indice di correlazione fra i due valori (ultima colonna) tracolla a partire proprio a partire dalla settimana 3 arrivando a valori negativi che dimostrano una sia pur debole correlazione inversa fra numero di tamponi e percentuale di nuovi positivi. È chiaro che la soglia di 250 positivi per 100.000 abitanti è più facilmente raggiungibile con un maggior numero di tamponi e questo KPI – il quarto dopo il numero giornaliero di contagi, la percentuale di contagiati rispetto ai tamponi e l’indice Rt – finalmente si avvicina alla soglia target (che dovrebbe essere stata superata, a livello nazionale, con i dati di ieri) che diventa la leva per chiedere di ritornare al buon vecchio lockdown che tanti non riescono a dimenticare. È altrettanto evidente che si tratta di un metodo arbitrario atteso che il valore soglia non ha alcuna base scientifica e che dipende, appunto, dal numero di tamponi effettuati penalizzando così le regioni più virtuose. Addirittura, data la predetta correlazione inversa per cui più cerco e meno trovo, un valore alto del rapporto positivi/abitanti dovrebbe essere associato ad un miglioramento della situazione perché ciò vorrebbe dire che i positivi non identificati sono relativamente pochi.

La settimana finita il 10 marzo dimostra certamente un’inversione di trend ed una ripresa della crescita, pur non molto impetuosa, dei nuovi positivi (+16%, +32%, +15% nelle ultime tre settimane). La percentuale media settimanale cresce di circa un punto mentre più marcati sono gli incrementi di ospedalizzazioni e terapie intensive. Il numero dei morti è abbastanza stabile attorno a 2000 decessi/settimana ma l’intervallo mediano fra ricoveri e decessi (dati Bollettino ISS) è di nove giorni per cui qualche maggior effetto si dovrebbe vedere nei prossimi giorni. In un precedente post avevo evidenziato che il numero di decessi Covid-19 non sembra influire, da oltre due mesi e fino alla settimana 8, sul trend della mortalità complessiva nelle città campione SISMG che si è ampiamente normalizzato.

Siamo quindi di fronte ad una situazione abbastanza articolata e non scevra da manipolazioni che tuttavia non dimostra al momento, a mio giudizio, un andamento fuori controllo tale da giustificare soluzioni generalizzate tipo lockdown. Ovviamente, occorre approfondire l’analisi a livello regionale dove le situazioni saranno presumibilmente molto differenziate e tali da giustificare il permanere della metodologia dei colori.

A questo proposito, è da notare come i rimaneggiamenti apportati ai valori che determinano il passaggio da un colore all’altro siano stati frequenti. Per quanto basato su “Lascenza”, gli “Scenziati” hanno accettato questo metodo solo nella misura in cui ha determinato maggiori limitazioni di libertà, prima rispetto ad una situazione post-estiva di quasi normalità e poi nel passaggio a colori più intensi. Appena ha messo in moto meccanismi inversi, si sono prontamente chiesti degli aggiustamenti che lo rendessero più rigoroso, prima abbassando le soglie Rt e, adesso, inserendo un altro parametro mai utilizzato prima. In corso anche il tentativo di cambiare il regime di ciascun colore per farli diventare tutti sfumature di rosso.

Il nuovo governo non sembra orientato a seguire strade diverse dal passato e questo sia nella sostanza che nella forma. Il silenzio del premier lascia campo libero al gineceo di Speranza e del suo pollaio di virologi e consulenti che danno rappresentazioni allarmistiche della realtà che sono spesso forzate se non del tutto false. Il CTS si contraddice continuamente (vedasi sulle scuole, per le quali è passato dalla nulla osta alla riapertura di gennaio alla proposta di chiusura di febbraio) e stranamente, trattandosi di organo consultivo del governo, non comunica riservatamente con il suo dominus ma con tutti a reti unificate, oltretutto spargendo allarmismo a piene mani. Il DPCM entrato in vigore il 6 marzo verrà modificato già oggi, continuando nella prassi di provvedimenti “scentifici” che tuttavia vengono modificati in corsa, aggiungendo così confusione a frustrazione. Può darsi che si passi dal DPCM al decreto legge, il che sarebbe opportuno dal punto di vista del rispetto della Costituzione, ma questo passo è probabilmente dovuto solo alla consapevolezza che molti giudici ordinari stanno ormai negando, già in primo grado, la legittimità dei provvedimenti, palesemente incostituzionali, del presidente del consiglio. Dato che il provvedimento verrà emanato oggi con efficacia da lunedì, anche il modesto intento di avvertire i sudditi con congruo anticipo non pare essere stato realizzato.

La situazione è questa e la continuità fra i due ultimi governi è al momento palese. La differenza può forse essere individuata nell’intento del premier attuale di uscire dall’emergenza per il tramite delle vaccinazioni mentre per Conte l’emergenza pandemica doveva essere istituzionalizzata ma, nel silenzio del capo del governo, queste sono francamente solo illazioni o speranze. In queste condizioni, mantenere il sistema dei colori ed il significato di ciascun colore è l’unico obiettivo realisticamente auspicabile atteso che nelle prossime settimane vaccini e stagione calda dovrebbero schiarire la cartina geografica del Belpaese. Salvo cambiamenti in corso d’opera.

Discussione

Un pensiero su “Sfumature di rosso

  1. Dovrebbe essere chiaro invece che da questa finta epidemia si esce aprendo tutto, gettando mascherine e tornando al diritto alle cure mediche, diritto di fatto sospeso dal protocollo della vigile attesa che ormai possiamo ritenere responsabile di almeno la metà dei morti se non di più : ne vogliamo parlare o facciamo finta di niente e ci balocchiamo con una serie di misure (lockdown, zone multicolorate che nemmeno gli LGBTQwerty, coprifuoco, militari da strapazzo a 500.000 vaccinati al giorno, etc.) che dopo il fallimento totale si vuole applicare in maniera ancora più drastica? E che ce ne vogliono di più (come leuropa)? Con questi numeri a Dicembre eravamo gialli… per non parlare di come questa follia delle chiusure impedisca una dinamica della circolazione del virus che porta a continue “ondate” o dell’altra follia di una campagna vaccinale (e lasciamo stare i dubbi sui vaccini che ci vogliono inoculare) con l'”epidemia” in corso… ma per favore!

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    Pubblicato da Vaccino?Prima le donne, grazie! | 15 marzo 2021, 13:46

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