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Coronavirus, Politica Europa, Politica Italia

Carne da vaccino

Il 29 gennaio l’EMA aveva autorizzato il vaccino Astrazeneca per tutti gli over 18. Il 30 l’AIFA aveva espresso il suo parere favorevole all’uso per i soli under 55, differenziandosi dalle omologhe agenzie tedesca e francese che avevano anch’esse stabilito un limite fissandolo, però, a 65 anni. Nei giorni successivi si era creato un equivoco all’interno dell’AIFA la quale, per chiarire la situazione, il 2 febbraio aveva emesso un altro comunicato confermando il limite a 55 anni e specificando oltretutto che i vaccinandi dovevano pure essere in buone condizioni di salute. Il 18 febbraio, sull’onda della marea vaccinale montante in tutto il mondo ed appurato che senza Astrazeneca la vaccinazione di massa era logisticamente impossibile, l’AIFA, sulla base di nuove risultanze, si allineava alle agenzie europee alzando la soglia a 65 anni. La scorsa settimana, mentre Figliuolo stava preparando il suo piano vaccinale, AIFA gli dava una mano estendendo il vaccino anglo-svedese a tutti gli over 18. Già a quel punto sarebbe stato interessante sapere da quali studi fossero emerse le risultanze idonee a giustificare tali e tante strambate avvenute in soli 30 giorni ma la giostra non era ancora ferma. Ieri il voltafaccia totale: vaccino sospeso fino a giovedì dopo il blocco in Germania e in attesa di nuove verifiche EMA. In realtà, l’AIFA è arrivata, e pure con qualche dubbio o incertezza, solo dopo che Draghi e Speranza avevano deciso di allinearsi ai tedeschi, un po’ perché criticare l’Europa non sta bene e un po’ perché usare gli italiani come cavie dopo che i tedeschi si erano sfilati non era un bel viatico per la popolarità. Ed è da evidenziare il fatto che la fine della carriera della Merkel sta assumendo i caratteri del “muoia Sansone con tutti i Filistei”. Angela, osannata fino all’estate, si è dimostrata incapace di fronteggiare la seconda ondata (i morti tedeschi in questa fase sono quasi quanto quelli italiani), ha trascinato tutta Europa nel gorgo dei lockdown natalizi e adesso sta smontando l’unico asset riconosciuto come valido per la soluzione della crisi. Emerge il ritratto di una vecchia isterica dalle unghie rosicchiate, strafatta di ansiolitici, in procinto di essere mollata a fine mandato, come da accordi matrimoniali, anche dal marito infatuato della classica studentessa, incapace di accettare il dorato declino a cui tutti giungono, impegnata (come Berlusconi in Italia) a fare fuori tutti i possibili delfini, ripudiata dai suoi elettori stufi di paura: complimenti a chi l’aveva definita “statista”.

Basterebbe questo valzer di date e di decisioni per dimostrare come, nella gestione dei vaccini, non ci sia nulla di scientifico. Si potrebbe, tuttavia, anche ricordare che mesi addietro, quando le fialette erano solo un’ipotesi, Galli e compagnia spergiuravano che i vaccini ci avrebbero protetto perché il virus non mutava per poi correggersi, dopo avere scoperto le mutazioni (che sono normali in un virus influenzale), dicendo che i vaccini ci avrebbero protetto perché efficaci anche contro le varianti. Scoperto che neanche questo è vero (e non si capisce, peraltro, su quali testi potevano avere basato le precedenti fallaci affermazioni), siamo passati all’ipotesi di una vaccinazione iterativa su base stagionale. Non molti giorni fa Burioni infamava la scelta di investire su un vaccino nazionale perché tanto c’erano già quelli internazionali ed erano, secondo lui, soldi buttati al vento mentre oggi si è giunti alla conclusione che senza una produzione almeno continentale non si uscirà mai dall’emergenza. Ci avevano assicurato che i vaccini erano sicuri e invece le morti improvvise si manifestano già pochi giorni dopo l’inoculazione, figuriamoci quale può essere la garanzia sugli effetti a medio-lungo termine. E d’altro canto, chiunque sa che ogni farmaco ha un margine di rischio e che compito della “Scienza” non è di sottacerlo come una Wanna Marchi paludata (ruolo a cui sono francamente assurti, per presenzialismo e toni comunicativi, molti presunti esperti) ma condurre un’analisi dei profili di rischio-beneficio che possa servire da guida per la somministrazione al fine di minimizzare gli eventi avversi. Questa è la Scienza che abbiamo conosciuto e apprezzato da secoli, non quella che si imbarca in folli missioni millenaristiche ed universalistiche di eradicazione virale che trasformano gli esseri umani in carne da macello (o da vaccino). È evidente a tutti che la “Scienza” ha clamorosamente fallito nelle sue previsioni e azioni e lo ha fatto perché ha rinunciato ai suoi prerequisiti: studio, osservazione, tempo, silenzio, discussione fra pari, relativo disinteresse, lontananza dai riflettori, assenza di conflitti di interesse. Invece “Lascenza” si è trasformata in un circo Barnum fatto di personalismi ed egocentrismi, conflittualità, antipatie, cupidigia, conflitti politici e commerciali. Un carrozzone del tutto inutile e deleterio da cui la Politica (con la maiuscola) dovrebbe prendere immediatamente le distanze.

Comunque vada a finire, il vaccino Astrazeneca è commercialmente bruciato e questo rallenterà i piani vaccinali. Ho letto quello del Generale Figliuolo e francamente ne ho tratto un’impressione di grande superficialità: un repertorio di ovvietà, speranze e buone intenzioni a cui mancano la testa e la coda. La testa è la fornitura di vaccini: evidentemente si tratta di un prerequisito che, fra problemi di fornitura e sanitari, è assolutamente aleatorio. La coda è l’inoculazione: puoi anche portare i vaccini vicini all’utente finale ma poi non li puoi inoculare a forza e per forza alle condizioni che stabilisci. Tutti i piani si basano sul presupposto che ci sia una corsa alla vaccinazione che, nei termini indicati dal piano (80% degli over 16, chissà poi perchè visto che i vaccini sono preclusi agli under 18), non si sta registrando da nessuna parte del mondo, salvo forse in Israele che però è un paese militarizzato che vive in un perenne stato di guerra. Si fa presto a vaccinare il primo 20% della popolazione perché si tratta di corpi militarizzati e di anziani ricoverati, andare avanti è molto più difficile. Da vedere, poi, quanto sia realistico adottare una rigida organizzazione centralistica basata su appuntamenti obbligatori adesso che, bene o male, si va anche verso un periodo estivo con più tempo libero e, forse, spostamenti che allontanano dai luoghi di inoculazione.

Il piano vaccinale sconta un convitato di pietra che è l’obbligo di vaccinazione, formale o informale, diretto o indiretto che sia. Ma ad oggi non esiste niente di tutto questo ed allora sarebbe meglio distinguere l’aspetto politico da quello sanitario. Esistono già oggi certificati vaccinali che hanno un significato sanitario e che non vengono usati per limitare i diritti civili. Qualcosa di simile andrebbe fatto anche per il Covid-19: rendere libera la vaccinazione che, al netto degli attuali problemi di sicurezza che si spera siano risolvibili, non comporta problemi medici particolari, rendere disponibili i vaccini in farmacia e lasciare la decisione alla buona volontà dei singoli. Viceversa, l’imposizione di un obbligo in queste condizioni non è proponibile: non vedo dove possa essere la costituzionalità di una norma che imponga rimedi medici che sono evidentemente ancora allo stato sperimentale e che comportano rischi evidenti e, d’altro canto, imporre ai cittadini di correre rischi non quantificati sarebbe controproducente anche rispetto alla spontanea adesione alla vaccinazione.

L’errore di fondo sta nel voler eradicare il virus, operazione impossibile e che può costare molte vite umane spese inutilmente. Siamo in una situazione simile a quella della prima guerra mondiale quando i generali non sapevano (o non volevano) valutare gli impatti delle nuove tecnologie belliche e ordinavano attacchi allo scoperto con cui mandavano sprezzantemente a morire i fantaccini. Anche adesso siamo in possesso di strumenti tecnologici di cui si ignora l’impatto e si pretende di scoprirlo mandando avanti i cittadini senza alcun rispetto per la loro sorte individuale con i decessi di persone sane catalogati sotto la voce “danni collaterali”. Lasciando perdere l’Art. 32, basta il mero buon senso popolare per sgamare questo intento: tutti vogliono uscire dalla pandemia e molti sanno che i vaccini hanno un margine di rischio che, seppur basso (in UK pare essere lo 0,0025%), produce numeri tondi se riferito a platee immense. Ma nessuno ha ovviamente voglia di impersonare l’eroe che muore sacrificandosi per il bene comune, oltretutto per nulla e nel disprezzo dei vati e dei media che si lamentano del danno che il suo decesso arreca al buon nome del prodotto ed ai correlati profitti. Non ha senso vaccinare “la chiunque” portandosi in casa rischi di decessi relativamente elevati a fronte di rischi di mortalità per Covid-19 probabilmente inferiori: occorrerebbe espungere chi ha già un IgG positivo (a proposito, dopo un anno, conoscendo già tutti i nomi degli infetti, non si potrebbe fare uno studio per capire se la copertura anticorpale è ancora attiva?) e comunque effettuare una valutazione preliminare di rischio-beneficio per ciascuno con una profilazione in termini di fattori di rischio che oggi in gran parte manca e che, se esiste, viene bellamente ignorata a livello normativo (la circolare Speranza riserva ai malati con malattie autoimmuni il vaccino Pfizer che espressamente dichiara che non esistono dati in proposito) e nella prassi. Nessuna eradicazione è poi neanche concettualmente ipotizzabile se non si blocca la circolazione nei minorenni che, al momento, sono esclusi da tutti i piani vaccinali.

Evidentemente non si uscirà da questa situazione percorrendo una sola strada, neanche quella vaccinale pure meglio organizzata da questo governo rispetto a quello precedente. Occorre prendere in considerazione anche l’ipotesi di convivere con il virus favorendone una circolazione controllata, il che significa anche limitare la circolazione dei soggetti più a rischio che, per converso, dovrebbero essere i primi ad essere vaccinati. E poi (anche in questo caso è passato un anno e non si è fatto niente) rafforzare la sanità ospedaliera (quanti ospedali del tipo Fiera di Milano potevamo avere costruito?) e legalizzare le cure domiciliari con farmaci sperimentati che oramai si sono scoperte funzionare. Ed accettare, come facciamo tutti i giorni, che il rischio zero non esiste e che la ricerca della massima sicurezza si traduce per forza, via immobilismo, nella certezza del crollo di tutti i sistemi sociali in cui viviamo. E quindi smettere di parlare continuamente del virus e, soprattutto, di far parlare pseudoesperti che in questa monomania vedono solo occasioni di potere e arricchimento. Ma queste sono scelte che dovrebbe fare la “Politica”, non “Lascenza” la cui credibilità è ormai ridotta a morsi e bocconi.

Discussione

Un pensiero su “Carne da vaccino

  1. Che ne pensa di quanto afferma il virologo Geert Vanden Bossche nel video “Mass Vaccination in a Pandemic – Benefits versus Risks” e pubblicato su Covexit.com?

    "Mi piace"

    Pubblicato da Antonio Spinola | 18 marzo 2021, 14:35

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