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Coronavirus, Politica Italia

Un cambio di passo?

La conferenza stampa di ieri, non preventivata, segna probabilmente un cambio di passo del governo ed è un segno di maturazione del premier. Draghi aveva deluso gran parte degli estimatori, fra cui il blogger, per il fatto di essersi largamente appiattito sulla politica ipocondriaca del precedente governo plasticamente rappresentata dalla continuità nella guida e nella strategia del ministero della salute. Il proseguimento di questa strategia ha evidenziato ed aggravato i danni economici, sociali ed individuali che osservatori liberi (fra cui il blogger) avevano vaticinato da mesi. L’isteria collettiva verso il Covid-19, l’assistenzialismo di stato a furor di deficit, il titillamento delle categorie amiche (dipendenti, lavoratori pubblici) ed il corrispondente sacrificio imposto ad intere categorie di “ricchi” (operatori turistici annichiliti, imprese che non possono licenziare, proprietari di appartamenti espropriati di fatto dagli inquilini morosi, seconde case inutilizzabili) avevano nascosto i danni, gravissimi e profondi, di questa scellerata politica. Su tutto aleggiava il mito del vaccino che avrebbe risolto d’incanto tutti i mali.

Ebbene, questa narrazione è andata profondamente in crisi subito dopo Pasqua. In primis, per la vicenda che, se non fosse tragica, sarebbe spassosa delle raccomandazioni per il vaccino Astrazeneca: il 5 febbraio valido solo per gli under 55 in buone condizioni di salute, il 26 febbraio valido per under 65, il 2 marzo valido per tutti, il 6 aprile valido solo per gli over 60. Un cambiamento di raccomandazioni che nasce, evidentemente, non da valutazioni scientifiche ma da cangianti esigenze politiche ma che, nell’ultimo giro, segna per la prima volta il distacco fra “scenziati” e politici. Per la prima volta dall’inizio della pandemia, i politici europei hanno mandato in mona i pareri degli esperti rifiutandosi di acconsentire alla somministrazione urbi et orbi suggerita dall’EMA, così evidenziando la necessaria diversità di prospettive ed interessi che anima le due categorie. Sembra che si sia arrivati alla conclusione che i casi di trombosi siano stati 84 su 25 milioni di iniezioni, quindi circa 3,3 per milione. A parte che questo dato appare già di per sé ottimistico alla luce della sequela di decessi quotidiani registrata in Italia, in ogni caso si parla di circa 200 decessi su una popolazione di 60 milioni di abitanti: quattro alla settimana, due in ogni provincia. Ora, facendo un paragone, quanti sono i casi di malasanità che si registrano ogni anno in Italia? Sicuramente meno di 200 ma, ciononostante, sono casi che colpiscono l’immaginario e le comunità, bucano il teleschermo, appaiono nei TG, riempiono le pagine dei giornali locali. Si poteva davvero pensare di passare un anno a negare le motivazioni reali dei decessi di maestre, professori, carabinieri, marò? Gli scenziati pensavano di sì, basandosi sulla constatazione, non so neanche quanto veritiera, che il rischio sia inferiore a quello dell’aspirina. Sono gli stessi scenziati che, fino al 6 aprile, affermavano non vi fossero legami fra i decessi improvvisi e la vaccinazione di pochi giorni prima (peraltro utilizzando criteri diagnostici diametralmente opposti a quelli in vigore per i decessi Covid), che affermavano che i decessi improvvisi capitano tutti i giorni (ma allora potevano anche verificarsi sei ore prima della vaccinazione invece che, sempre, sei ore dopo), che in definitiva vedevano la popolazione del pianeta come un’enorme gabbia di cavie su cui sperimentare. Ma i porcellini d’India non conoscono i rischi che corrono e non votano a settembre, gli umani sì. Da lì la decisione del governo tedesco di tornare al buon vecchio populismo che ha trascinato, per solidarietà europeista ma anche per opportunismo, quelle degli altri paesi, fra cui il nostro.

Il secondo evento degli ultimi giorni è stata la protesta, finalmente, degli operatori economici chiusi da mesi e senza prospettive, protesta decisa ma non violenta che ha dimostrato una fermezza negli intenti e una correttezza nei comportamenti che hanno tolto credibilità al classico allarme sulle infiltrazioni di neofascisti: incredibile come si possa pretendere di attivare meccanismi di ripulsa ideologica verso la tua estetista o il gelataio sotto casa. Una manifestazione che ha raccolto simpatie diffuse, comprese quella di giornali di sistema come il Corriere, e ha indotto a cambiare qualcosa.

Nella conferenza di ieri Draghi ha dato qualche segno di incertezza come quando ha stigmatizzato il “ragazzo” che, siccome psicologo dell’ASL, passa avanti ai vecchietti ultrasessantenni, magari solo perché sta adempiendo agli obblighi vaccinali imposti dal DL 44/2021 da lui licenziato una settimana prima. Ha anche avuto un tono della voce più alterato rispetto alle prime uscite. Due sono stati gli elementi forti della conferenza, apparentemente contraddittori ma forse meno di quel che sembra: la protezione di Speranza (“l’ho scelto io e ho fiducia in lui”) insieme al radicale cambiamento della mission vaccinatoria: non più eradicare il virus ma mettere in protezione le categorie a rischio per riaprire. Significative le frasi usate: “La migliore forma di sostegno non sono i sostegni ma le riaperture” e “Bisogna riacquistare il gusto del futuro”. Quindi Speranza, da ieri, è un uomo di Draghi e dovrà fare quello che dice lui, altrimenti anche il premier sarà trascinato nel baratro insieme al suo sottoposto. Se è vero, è ciò che aspettavamo dall’inizio di questa storia, un premier che si fa leader e che dà un indirizzo coerente con quelle che erano le aspettative iniziali. Non c’è una data precisa per le riaperture ma, puta caso, ieri Garavaglia (certo non lontano dal premier) ha buttato lì il 2 giugno: Draghi non ha confermato ma ha auspicato che si possa fare anche prima, dopo avere messo in sicurezza gli over 60. D’altro canto tutti i KPI sono in discesa, la situazione è paragonabile a quella dello scorso anno e quindi i tempi di uscita saranno più o meno gli stessi (dopo metà maggio). Rispetto allo scorso anno esiste anche un sistema di zone che permetterebbe di graduare le riaperture. L’estate ha valore esiziale: la diffusione virale rallenterà per effetto della bella stagione e della vita all’aria aperta, il processo di vaccinazione andrà avanti favorito anche dal rallentamento del virus, il grosso del movimento turistico si sviluppa fra giugno e agosto. Ci sono tutte le condizioni per ridurre la mortalità e permettere il rilassamento della vita sociale e ve ne sarebbero anche altre se si desse il giusto peso alle cure domiciliari che abbattono, ormai è chiaro, ricoveri, terapie intensive e decessi, anche perché il punto debole della strategia basata sui vaccini è il mancato controllo dell’alfa (la fornitura) e dell’omega (la disponibilità dei cittadini a vaccinarsi, oltretutto in questo caos comunicativo). Il miglioramento dei dati nelle prossime settimane ci sarà per forza e l’atteggiamento del governo rispetto a questi cambiamenti svelerà la sua vera natura.

La scelta di vaccinare gli anziani era la più logica sin dall’inizio visto che muoiono solo loro ed io stesso mi ero permessa di suggerirla qualche settimana fa. Adesso diventa strategia ufficiale del governo. Non che non esistano dubbi: la strategia clausurista perseguita da Speranza è evidentemente una scelta ideologica antiliberale ed antidemocratica. Essa si basa sulla commistione di numerosi parametri via via usati alla bisogna: decessi, contagi, percentuale di positività, indice Rt, positivi settimanali per milione di abitanti. Adesso, in questo caleidoscopio, entra anche il numero o la percentuale di vaccinati di ogni regione: un’ulteriore responsabilità posta sul capo dei governatori regionali ed un ulteriore fattore di incertezza ma anche uno stimolo a procedere con celerità al di fuori delle loro ubbie politiche, burocratiche e clientelari. Si pone anche un tema: se la vita degli altri dipende dalla vaccinazione degli anziani, questi hanno il dovere, al pari dei sanitari che li assistono, di vaccinarsi? E se non adempiono, sarebbe giusto sospendere stipendi e pensioni fino all’inoculazione? Temi che dimostrano come l’approccio divisivo e aggressivo non paghi nelle questioni sociali: i principi che usi come una clava contro una categoria possono anche rivolgersi contro di te.

Altro segno di leadership il cazziatone fatto al medagliato generale Figliuolo la cui impronta sulla campagna vaccinale stenta a vedersi: l’ufficiale, prima nomina del premier, è invitato a emanare una direttiva per stabilire le priorità vaccinali di tutte le regioni. Bene nel merito, male nel metodo perchè, dopo DPCM e ordinanze del ministro della salute, si inaugura una nuova fonte del diritto, oltretutto di origine militare, che si sovrappone alle ormai neglette norme costituzionali.

In definitiva, Draghi protegge Speranza ma sia avvia a fare quello che chiede Salvini, prende posizione sulla partita più importante dandosi obiettivi S.M.A.R.T. e legando a questi, inevitabilmente, il suo successo. Se si ripensa alla sua storia passata, non sarebbe un comportamento eterodosso. Anche nella BCE ha seguito un percorso graduale, prima acquisendo la fiducia degli stakeholder con la lettera a Berlusconi dell’agosto 2011, e ha sempre mantenuto fermo il riferimento a valori istituzionali come “il tasso di inflazione inferiore ma vicino al 2% per poi lanciare iniziative eterodosse ma di indubbio interesse per l’Italia come i prestiti LTRO a fine 2011 ed il quantitative easing nel 2015. È un po’, forse, quello che sta accadendo oggi nel momento in cui lega la sicurezza degli anziani e le riaperture.

Ad oggi, la delusione comunque c’è: ci si aspettava (mi aspettavo) una partenza diversa e maggior dinamismo ed assertività ma alcune novità positive ci sono state, magari più nelle dichiarazioni che nei provvedimenti ma anche cominciare a dire cose diverse ha un valore perché orienta le opinioni e le narrazioni. Ha dato il meglio di sé nei due campi che ne hanno fatto la storia, finanza ed Europa. Ha anticipato che difficilmente il fiscal compact rimarrà così com’è anche dopo la fine della sospensione. Ha fugato i timori di austerity dicendo che nel 2021 i soldi si spendono e non si chiedono (speriamo anche dopo). Ha rimesso a posto i cultori del MES semplicemente rifacendo i calcoli dei costi e legandolo, caso mai, a progetti di riforma sanitaria oggi di là da venire. Ha dichiarato che bisogna investire sul turismo perché sarà il primo settore a ripartire dopo la crisi. Ha aperto la strada a percorsi differenziati del nostro governo, in UE e nel Mediterraneo, in funzione degli interessi nazionali. Ha ringraziato i guardiacoste libici che evitano che la migrazione tracimi. Ha ripreso, in un attimo, le fila dei rapporti con i libici per garantire sicurezza, energia e controllo dei migranti. Ha dato una svolta alla politica europea sui vaccini diventando il primo a imporre limiti all’export, poi copiati da tutta la ciurma. Ha riorganizzato il settore vaccinale sottraendolo al delirio di naivité in cui Arcuri l’aveva fatto sprofondare. Ha finalizzato i 32 mld approvati dal Parlamento sotto Conte aprendo la porta ad altri scostamenti. Sta riallacciando i rapporti fra i diversi corpi istituzionali, rendendo più efficace l’azione amministrativa.

È mancato il grande guizzo. Il suo più grande impegno è stato quello di non andare ad occupare l’immaginario collettivo, di non riempire, con la sua presenza ed i suoi slogan, il vuoto politico di partiti vuoti di idee, ambizioni e competenze. Sconcertanti i primi 15 giorni di silenzio (“Comunicheremo solo quello che abbiamo fatto”, un po’ come se Churchill avesse detto “Andiamo in guerra, quando l’avremo vinta ve lo faremo sapere”) poi addolcito in un “Non prometteremo niente che non possa essere realizzato” come se le realizzazioni non venissero spesso a seguito delle promesse, o delle minacce (“It’s enough….”). Adesso si sta un po’ schiodando e forse ieri ha assunto davvero la direzione delle operazioni. Del resto, un paio di mesi per maturare la consapevolezza del ruolo e le skills necessarie per svolgerlo dovevano essere messi nei conti. Non è stato di aiuto, in questa fase, neanche il quadro europeo con una sedicente “leader” attenta alle sedie ma non ai contratti, una Merkel in fase di declino politico e personale e Macron di fronte all’incubo della sconfitta nelle elezioni dell’anno prossimo, tutti asserragliati in una ridotta fatta di lockdown e limitazioni delle libertà da cui è oggettivamente difficile differenziarsi.

Nella migliore delle ipotesi, è un governo che darà il meglio di sé nel medio-lungo periodo. D’altro canto, pensiamo cosa succederebbe se questo assetto politico cadesse: ius soli, voto ai sedicenni controllati dai cattivi maestri, immigrazione libera, legge Zan approvata per acclamazione, rieducazione dei cittadini a furia di lockdown, istituzionalizzazione della collettivizzazione economica in essere con distruzione di aziende ed esproprio di abitazioni. È una partita storica e l’esito è incerto ma, una volta saliti sulla tigre, buttarsi di sotto sarebbe un errore.

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Oggi Laura Boldrini si opera per una grave malattia: politicamente ed umanamente lontanissima da me, non le mancheranno le mie preghiere.

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