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M5S, Politica Italia

Il canto del Grillo

Beppe Grillo, con la politica, ha dimostrato di saperci fare sin dall’inizio quando, con qualche battuta a favore di telecamere contro Bettino Craxi, si guadagnò la nomea di antisistema su cui ha basato il secondo, lunghissimo, tempo della sua carriera. Erano i tempi di Renato Pozzetto, Diego Abatantuono, Massimo Boldi: tutti personaggi che sono durati di meno e che, nell’insieme, hanno realizzato molto meno di Beppe. La scelta di distaccarsi da un mondo TV dove tutti i gatti erano grigi, se all’inizio parve essere arrischiata, nel lungo periodo si è rivelata vincente assai. E nel lungo periodo, l’intreccio fra spettacolo e politica si è andato vieppiù approfondendo fino a diventare un tutt’uno inestricabile. Coacervo a cui si è aggiunto, in epoca più recente, il feuilleton familiare imperniato sul figlio Ciro.

Questo tanto per dire che un uomo di spettacolo e di politica come lui, certamente esperto e dotato di grande intuito, non può avere fatto un passo come quello del video postato ieri senza essere consapevole che avrebbe avuto una risonanza politica e senza avere in mente le conseguenze che avrebbe avuto. Premetto che la politica basata sui parenti mi tedia, ancor più quella basata sui figli (non solo Ciro Grillo ma anche i figli di Salvini, Meloni e Conte) e penso che squalifichi il livello politico di chi vi si poggia, riducendo tutto a quello stolido familismo italiano (ma, forse, vedendo Hunter Biden, tutto il mondo è paese) che è probabilmente la base di tutti i mali attuali. Ma l’intemerata di Beppe, sconnessa come altre volte, porta con sé una serie di conseguenze. In primo luogo, è un palese atto di disconoscimento dell’operato della magistratura, getta dubbi sulla sua imparzialità, afferma la pretesa di difendersi dal processo e non dentro il processo, rifiuta il paradigma del colpevole condannato dai media e dalla pubblica opinione a prescindere dal ruolo, del tutto secondario e tardivo, delle sentenze: tesi che, azionate da grilli e grillini, in altri tempi hanno facilmente distrutto carriere e persone. Grillo pretende per Ciro quella presunzione o, addirittura, assicurazione di innocenza che lui ed i suoi hanno negato ai genitori di Renzi, al padre della Boschi, ai figli di Bossi e di Lupi. In secondo luogo, è evidentemente insostenibile la pretesa di difendere a priori un presunto stupratore: Ciro sarà assolto o condannato in base a quanto i giudici accerteranno ma, in epoca di #meetoo e politically correct, con il capo del partito alleato che ha impostato la sua strategia proprio sulla valorizzazione delle donne in politica, non è ammesso proteggere uno che ostentava il pisello davanti ad una ragazza quando altri soggetti, molto più quotati e qualificati e a distanza di molto più tempo, sono stati travolti dal ricordo di una mano sul ginocchio.

Quindi Grillo lo ha fatto apposta per scatenare le reazioni del bel mondo di sinistra e mettersi in condizione di tirare giù il sipario suo e del M5S, almeno nella versione originaria. La vicenda di Ciro era apparsa sui giornali ad agosto 2019, quando Beppe costrinse il movimento ad allearsi con il PD rinnegando tutto il glorioso passato (ricordiamoci il PD-L, il nipote dello zio, Bersani-Gargamella, ecc.). Avendo visto di tutto, non era difficile immaginarsi interessi inconfessabili nascosti dietro questo enorme cambiamento di strategia. Con l’occasione, nacque l’epopea di Giuseppi Conte sostenuto da tutti i suoi aedi. Adesso la situazione richiede un altro passo, molto più radicale: il suicidio politico del leader e fondatore a vantaggio del suo delfino. In effetti, la strategia di promuovere la trasformazione del M5S in un normale partito di sinistra, politicamente corretto, immigrazionista ed europeista si scontra con alcuni ostacoli: la pochezza politica di Conte, in primo luogo, ma anche una vicenda storica, ribellista ed antisistema, che si impernia sulla persona stessa di Grillo e che egli stesso rievoca ad ogni apparizione, ancorchè le sue intenzioni siano al momento del tutto diverse. E si scontra, anche, con un middle management che è intrinsecamente grillino, ancorchè sinistrorso, e che non può essere messo da parte se non con un’operazione tranchant di liquidazione e rifondazione.

Il M5S, pur ambientalista, è nato su una piattaforma politica prevalentemente infarcita di valori sociali ed etici, per quanto distorti, e non è un puro partito verde da accodare a Greta. Per farlo, ha bisogno di un profondo ricambio di classe dirigente che modifichi simboli, riti, prassi, valori, know how, linguaggio e narrazione. Conte, che già di per sé l’ambiente non sa sostanzialmente cosa sia, se non per i riflessi giuridici che può avere, evidentemente non ha, come lo stallo di queste settimane dimostra ampiamente, né la forza né la capacità di imporre questa torsione mentre il governo Draghi si consolida e rischia di vaporizzare nell’iperuranio la sua figura politica che già ora viene ricordata solo per errori e carenze. La scommessa, volta al pieno recupero a sinistra dell’elettorato scappato dalla casa democratica, richiede quindi che il fondatore se ne vada, portandosi via anche eletti, meetup, piattaforme e blog. Il vecchio deve morire senza rimpianti per consentire al nuovo almeno di nascere, non importa se dentro al vecchio movimento o cannibalizzandolo da fuori. E per uccidere il vecchio, era necessario che il vecchio si rendesse colpevole in un modo non giustificabile in nessun termine, neanche invocando la libertà dell’artista, la noia o la vecchiaia incipiente.

Beppe si avvia verso una pensione, probabilmente dorata, facendo scudo al suo Ciro. Scopriremo in futuro, anche se non me ne può fregar di meno, qual è stata la sua parte in commedia: disgustoso ragazzo arrogante, attore consumato o vittima di una macchinazione. Per l’intanto, si apre la strada al consolidamento dell’alleanza di sinistra sotto l’egemonia PD. Ignoto il destino che sarà di Conte.

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